Web Television: nuovi traguardi e nuove “contaminazioni”
Nell’ultima settimana il mondo delle Web TV di alto livello e del Video Sharing ha fatto parlare di se con nuovi tool ed esclusive giornalistiche che iniziano a dare peso e senso a quello che fino all’estate scorsa era solo un fenomeno informatico agli albori e tutto da scoprire.
Nell’immaginario collettivo, per Web TV s’intende icredibilmente YouTube. Nulla di più lontano.
In realtà fare televisione sul web significa esattamente fare televisione. E’ il mezzo che cambia: anziché l’etere, il digitale terrestre, la parabola od il cavo, si trasmetto i video tramite una pagina Internet.
Una Web TV si presenta ne più e ne meno come un sito con implementati dei filmati.
YouTube è un servizio: esso mette a disposizione dello spazio su dei server e delle tecnologie di streaming, permettendo così a chi realizza i filmati di renderli fruibili al pubblico senza dover investire grandi somme di denaro. Permettere infatti a molte persone di vedere contemporaneamente lo stesso filmato ha infatti un costo notevole, data dalla necessità di acquistare grandi quantità di banda per permettere il download temporaneo di filmati che potrebbero pesare anche alcune decine (se non addirittura centinaia) di MB.
Cosa s’intende per streaming dei dati rimando alla sempiterna Wikipedia, ma per farla breve non è nient’altro che una serie di tecnologie che permettono di fruire di una fonte di dati mentre la si sta scaricando: nel caso di un filmato, la possibilità di vederlo prima di averlo scaricato tutto.
PopTube: la televendita virtuale.
Dopo aveer esordito con Cavalcade in unione con Seth MacFarlane, YouTube ha deciso di mettere in cantiere un nuovo servizio PopTube. Il progetto è in questo caso realizzato con due grandi nomi: Google ed Embassy Row (gli ideatori del format di “Chi vuol essere milionario”). PopTube è una specie di minishow televisivo che, similmente ad un TG, prende filmati da YouTube, li monta e li fa commentare da uno speaker. Attualmente sfrutta già un centinaio di filmati. Non è stata data molta pubblicità all’iniziativa.
Pubblico uno stralcio dall’articolo di Gabriele Niola su WebNews: «Con Poptub creiamo una destinazione online che è destinata a vivere più a lungo del suo utilizzo immediato» dice Alexandra Levy, direttrice del settore brand entertainment di Google, spiegando come e perchè il nuovo show sia diverso da Cavalcade. Il curioso misto tra veicolazione normale e pubblicitaria di simili contenuti è infatti stata ribattezzata come modello hub and spoke, dove hub è il canale tradizionale e spoke il mondo dell’advertising.
Basandosi su materiale professionale e già presente in rete, ogni fornitore di contenuti può portare degli investitori, aumentando così le possibilità di finanziamento. Inoltre, sempre dal punto di vista promozionale, YouTube cerca di dare un taglio alle voci secondo le quale sia difficile avere contenuti molto visti e affidabili sul sito di condivisione: il canale Poptub mira ad arrivare a 3 miliardi di contatti entro fine anno.
PopTube fa comprendere che il fenomeno dei filmati amatoriali sul web si è così ben radicato da essere diventato un interessante mezzo di veicolazione pubblicitaria anche sul web al punto da far immaginare in un prossimo futuro una distribuzione di spazi pubblicitari con un meccanismo simile a quello di AdWord/AdSense anche all’interno dei video prodotti magari da videocamere compatte o cellulari e distribuiti sui normali canali di YouTube. Come qualcuno scriveva in questi giorni proprio in rete, il futuro della televisione lo faranno i blogger: saranno loro a decidere i contenuti che vorranno vedere, in totale libertà.
Hulu
Si chiama così quello che è ad oggi il migliore e più importante esempio di Web TV al mondo. Hulu fino a pochi giorni fa offriva solo proposte on-demand di serie famose americane (ovviamente in lingua originale), ma le Elezioni Presidenziali 2008 hanno spinto l’”emittente” ha compiere un grande passo avanti promuovendo nientemeno che il dibattito tra Obama e McCain. All’interno del loro sito hanno anche realizzato una pagina dedicata a tutti i dibbattiti avuti dai due candidati e dai loro vice, creando così una proposta completa e ricca d’informazione rimanendo rigorosamente bipartisan.
Hulu è un portale di video on-demand veramente molto ben realizzato e completo, che varia dall’informazione alla cultura all’intrattenimento, con una grafica accattivante e moderna e soprattutto con un approccio alla distribuzione dei video praticamente identica a quella di un canale televisivo canonico, ma con tutti i vantaggi tecnologici ed anche interattivi: i filmati possono infatti essere commentati dagli iscritti al sito web, in perfetto stile blog.
La formula è così di successo da aver spinto un altro progetto veramente interessante come era Joost a trasformarsi in un suo emulo. Anche YouTube nel suo Corporative Blog fa capire che la strada è interessante e, in accordo con CBS ha deciso di pubblicare gli episodi di tre serie storiche come Beverly Hils 90210, Mac Gyver e Star Trek.
Mamma RAI ed il video sharing
Ebbene sì, anche la RAI ci fa un pensierino al web da parecchio ormai e fin’ora va ammesso con risultati ben riusciti. Sui siti dei suoi programmi è presente una quantità impressionante di filmati, ma nella speranza di veicolarli ancora meglio le informazioni e soprattutto di tutelare i propri copyright, ha stretto un accordo con YouTube nel quale viene previsto di distribuire tramite il noto sito di file sharing una selezione di filmati realizzatai da Viale Mazzini.
La RAI segue ormai da tempo il percorso on-demand: su molti siti di programmi d’informazione o documentaristici è possibile trovare gallerie ricchissime di intere puntate, anche di un’ora ciascuna. Un altro punto di raccolta è il sito delle Teche RAI, che raccoglie materiale di vario genere dall’archivio della RAI (non solo video, ma anche audio e trascrizioni). Simile, ma incentrato prevalentemente sul materiale culturale e sulla possibilità di acquistare gli audiovisivi è RAI per la cultura. Infine l’esempio più completo di Web TV realizzata dalla nostra emittente nazionale è RAI Click.
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View Comments — 15 ottobre 2008 @ 18:20 — Claudio Lippi
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Trackback by diggita.it — 16 ottobre 2008 @ 16:18
[...] somma il TG nei siti internet è l’evoluzione dei siti internet e non della televisione. Sono altri gli esempi che ci mostrano un’evoluzione del medium televisivo verso il World Wide Web. Il [...]
Pingback by TG nei siti internet: un boom quasi annunciato | ULTRA STUDIO Blog — 15 dicembre 2008 @ 23:07