Web 2.0 e Semantic Web, questi sconosciuti…

Il logo del Web 2.0 (da Wikimedia)

Il logo del Web 2.0 (da Wikimedia)

Recentemente abbiamo letto un articolo su un quotidiano che citava le grandi innovazioni portate dalla tecnologia del web semantico e di come il i prodotti di tipo Web 2.0 stavano stravolgendo l’uso di internet.

Chi sa cosa s’intende per “semantic web” avrà già storto il naso. Anche noi l’abbiamo storto ed abbiamo invece iniziato a discutere tra noi di come sempre più spesso il giornalismo di massa cerchi di far comprendere ai così detti “non addetti ai lavori” concetti complessi (senza averli capiti ed assimilati) stravolgendoli completamente.

In buona sostanza l’articolo ci ha aperto gli occhi: su questi argomenti c’è una certa confusione. Non che siano questioni facili, anzi sono piuttosto complesse e danno da pensare ad interi comparti universitari ed aziendali che abbracciano le più disparate discipline scientifiche ed umanistiche, dall’ingegneria alla sociologia, dal marketing all’economia.

Fatto stà che a quanto pare l’appello al chiarimento deve aver nuovamente percorso la Rete, e MacWorld ha valutato interessante un divertente articolo sull’uso “improprio” del concetto di Web 2.0 e sul pullulare di siti che offrono “servizi” che di utile, innovativo e pertinente con l’argomento non hanno proprio nulla. Francamente è forse più una carrellata tragicomica di servizi inutili on-line, ma dà da pensare al fatto che per Web 2.0 ormai s’intendano solo ed esclusivamente questi tool di condivisione ed i cosidetti social network, oltre ovviamente al blog. Tutti strumenti che però, da un punto di vista puramente tecnico e tecnologico, non possono di certo più dirsi innovativi, ed al massimo sono reinvenzioni, reinterpretazioni e riapplicazioni di tecnologie informatiche che cominciano ad avere qualche annetto sulle spalle.

Ma allora cos’è il Web 2.0? La risposta è (come quasi sempre) in uno strumento che è per sua natura parte integrante del concetto in questione: Wikipedia. All’immancabile citazione “wikipediana”, affianchiamo anche la mini guida realizzata dal Re dell’impiego produttivo del Web 2.0: Robin Good.

A proposito di Mr. Good, molto significativo è il “botta e risposta” che si è creato in merito ad un comunicato stampa della Master New Media e che mostra proprio come questi strumenti servano e che frutti portino. Tutto nasce dalla presentazione della nuova strategia editoriale del gruppo fondato da Luigi Canali De Rossi: Mauro Lupi (altro guru del web italiano) ne propone un’analisi e si pone alcune domande in merito alle strategie che Robin Good ha deciso d’intraprendere, alzando alcune obbiezioni. La risposta non si fa attendere, sottoforma di videocommento dello stesso Canali De Rossi sulle pagine di masterwebmedia.org.

Con Canali De Rossi e Lupi, siamo di fronte ad un uso accorto delle varie tecnoloogie e servizi e di una applicazione pratica (ed economicamente vantaggiosa) dei concetti espressi nella sigla Web 2.0. Ma allora il “Semantic Web” cos’è e che centra con le wiki, i blog ed i social network?

In realtà centra poco. Più che altro il Web Semantico è, è vero, il tassello successivo proprio all’uso che oggi si fa dello strumento Internet da parte del pubblico di massa, ma si tratta di un qualcosa ancora al di là da venire e che a livello tecnologico in realtà non ha ancora sortito gli effetti immaginati Tim Berners-Lee, che coniò il termine, in quanto è principalmente un diverso modo di trattare l’indicizzazione del materiale in Internet, piuttosto che un metodo di collaborazione e condivisione tra utenti. E’ ben spiegato sempre dalla Wikipedia, ma sicuramente al neofita non darà la sensazione fascinosa ed altisonante espressa sui quotidiani. Un altro articolo interessante e che apre un occhio più specifico sui progetti in corso per la realizzazione di una Rete Semantica è pubblicato su HTML.it.

Il sito W3C Semantic Web Activity è l’osservatorio ufficiale del World Wide Web Consortium sui progetti attualmente in corso per raggiungere lo scopo di sviluppare una nuova infrastruttura di distribuzione ed indicizzazione generale dei contenuti internet.

In somma non immaginatevi in un futuro di avere un blog semantic web (o meglio ancora, come recentemente qualche “innovatore” lo chiama: Web 3.0), perché restereste delusi: immaginatevi di poter invece trovare informazioni sul web con la sicurezza di poter individuare tutti i contenuti esaustivi sulla ricerca da voi effettuata in maniera rapida, intuitiva e soddisfacente, effettuando un’unica richiesta in una Rete più ampia, ma meglio organizzata e recettiva.