L’Araba Fenice del web: chi non muore si rivede.

Corsi e ricorsi storici ci portano avvolte a rispolverare argomenti che si ritenevano ormai chiusi. E’ il caso del più brutto esempio di sito internet istituzionale che il nostro paese abbia mai sfornato: italia.it.
Neanche gli altri siti governativi nazionali brillano per qualità, leggibilità e contenuti e se per caso trovate sul web siti ricchi d’informazioni, ben impaginati ed utili, state pur certi che i loro domini finiscono per .ch e non per .it.

Il governo ha assegnato, come sottosegretario, a Michela Vittoria Brambilla il compito di rimettere mano al famigerato portale.

Ovviamente gli osservatori storici della vicenda, già ne preannunciano il fallimento e ne prevedono peste e corna, ma forse più che per analisi è per mancanza di stima in tutto ciò che viene dall’Italia sull’argomento (dubbito che se ci fosse stato un altro governo od un’altra persona avrebbero espresso giudizi meno critici).

Fatto sta che la Brambilla (ormai per antonomasia) delle cose condivisibili e delle idee chiare sembra averle ed averle dette in un intervento del 22 luglio in Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati.

Su internet il punto che è stato meglio focalizzato è la decisione di usare il dominio riservato italia.info per essere il linea con altre scelte analoghe approntate da alcuni stati europei nel corso degli ultimi mesi. Francamente (e il fatto che il cambio di nome è stato praticamente strappato con le pinze dalla bocca della Brambilla fa capire la reale importanza della cosa per il sottosegretario) questo è forse l’argomento meno importante: in Italia si da molta importanza ai nomi delle cose e spesso li si cambia, non per aggiungere qualcosa, ma per far capire che si da maggiore attenzione a questo o quell’argomento o categoria (è il caso di bidelli, netturbini e donne di servizio che hanno tutti quadagnato l’ambito titolo di “operatori”, ma la cui sostanza poi non è affatto cambiata, anzi). Il cambio del nome non è esattamente il simbolo del cambiamento, ma una mera scelta di marketing che si concretizza in pochi punti: (Continua a leggere…)

Conclusa l’avventura di Italia.it

E' morto Italia.itL’intricata vicenda di Italia.it, il portale che nelle idee del precedente governo di centro destra, doveva promuovere il turismo nel nostro Paese, è definitivamente giunta ad una conclusione. Sfortunatamente alla peggiore: la chiusura del portale.
Francamente la soluzione, dopo un bilancio che ha comportato una gara d’appalto internazionale, polemiche durate due anni e l’esborso dalle casse pubbliche di 5,8 milioni di euro (cioè circa 12 miliardi di vecchie lire), è clamoroso e lascia l’amaro in bocca.

Questo progetto nasce subito male, si sviluppa peggio e si è concluso nella maniera più dannosa per gli italiani.
Facciamo un po’ di chiarimento sulla storia di Italia.it.

Il governo Berlusconi decide circa due anni fa che, come promozione per il settore turistico italiano, debba essere creato un portale web nazionale che permetta di trovare notizie, informazioni, servizi, contatti ed itinerari per tutti coloro che vogliono visitare l’Italia, dall’esterno ed anche nazionalmente.
Portali di questo tipo sono stati in passato già realizzati da altre Nazioni con lo stesso scopo.
L’idea di base è quella di sfruttare le nuove tecnologie per fornire un servizio moderno e completo e creare un brand che sia identificabile immediatamente e che sintetizzi le caratteristiche del nostro Paese nel mondo.

Fin qui nulla di male, tutt’altro. (Continua a leggere…)