Canone RAI. Anche il governo se n’è accorto: non è un “abbonamento”
E’ passato praticamente un mese dall’articolo di Punto Informatico in cui si segnalava come la RAI chiedeva disperatamente aiuto per aumentare il canone.
Allora, quel grido d’allarme mi fece venire in mente che il canone non aveva una reale giustificazione legale: un po’ tassa, un po’ imposta, con un nome ibrido tra l’abbonamento ed il canone (appunto). In definitiva si riduceva ad una mera richiesta di denaro per qualsiasi strumento che potesse in qualche modo ricevere il segnale radio televisivo (praticamente qualsiasi attrezzo con uno schermo o anche solo con un microfono ricevente).
All’epoca (trenta giorni fa) la soluzione era o far pagare l’URAR TV insieme alla bolletta elettrica oppure farlo pagare anche a tutte le aziende che impiegavano computer per svolgere il loro lavoro (proposta ADUC, famosa nel vedere in qualsiasi “azienda”, non delle persone, ma dei nemici da abbattere; come se possedere una partita IVA sia una grave colpa e non possederla, un merito eroico…). (Continua a leggere…)
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Commento (1) — 17 gennaio 2009 @ 18:12 — Claudio Lippi
