Canone RAI. Anche il governo se n’è accorto: non è un “abbonamento”

TV anni '50 - da WikipediaE’ passato praticamente un mese dall’articolo di Punto Informatico in cui si segnalava come la RAI chiedeva disperatamente aiuto per aumentare il canone.

Allora, quel grido d’allarme mi fece venire in mente che il canone non aveva una reale giustificazione legale: un po’ tassa, un po’ imposta, con un nome ibrido tra l’abbonamento ed il canone (appunto). In definitiva si riduceva ad una mera richiesta di denaro per qualsiasi strumento che potesse in qualche modo ricevere il segnale radio televisivo (praticamente qualsiasi attrezzo con uno schermo o anche solo con un microfono ricevente).

All’epoca (trenta giorni fa) la soluzione era o far pagare l’URAR TV insieme alla bolletta elettrica oppure farlo pagare anche a tutte le aziende che impiegavano computer per svolgere il loro lavoro (proposta ADUC, famosa nel vedere in qualsiasi “azienda”, non delle persone, ma dei nemici da abbattere; come se possedere una partita IVA sia una grave colpa e non possederla, un merito eroico…). (Continua a leggere…)

Per il governo è nata una nuova equazione: sito web = giornale

E’ una notizia battuta recentemente ed ormai ha già indignato ed infuocato tutto il web: il 3 agosto 2007 il Consiglio dei Ministra ha approvato un progetto di legge a firma dell’On. Levi che prevederebbe l’obbligo di tutti i possessori di un sito internet, anche ad uso non professionale, che non siano degli editori, la registrazione presso il ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione).

Sebbene dai recenti risvolti sembra che il disegno di legge verrà modificato od addirittura eliminato, è senza dubbio un chiaro e francamente oscuro segnale, da parte del mondo politico nei confronti di Internet e dei fondamenti sociali e filosofici su cui la rete si basa: libera divulgazioni di idee, notizie, nozioni ed informazioni a titolo non necessariamente oneroso.

Va inoltre ricordato come, questa proposta, sembri, sebbene in maniera forse impropria, fare “il paro” con l’applicazione dell’oscuramento di siti internet esteri per il gioco d’azzardo on-line, che aveva fatto supporre ai maligni, futuri tentativi di limitazione delle libertà espressive individuali on-line.

Come disse una volta il Presidente Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca”.
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