Per il governo è nata una nuova equazione: sito web = giornale
E’ una notizia battuta recentemente ed ormai ha già indignato ed infuocato tutto il web: il 3 agosto 2007 il Consiglio dei Ministra ha approvato un progetto di legge a firma dell’On. Levi che prevederebbe l’obbligo di tutti i possessori di un sito internet, anche ad uso non professionale, che non siano degli editori, la registrazione presso il ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione).
Sebbene dai recenti risvolti sembra che il disegno di legge verrà modificato od addirittura eliminato, è senza dubbio un chiaro e francamente oscuro segnale, da parte del mondo politico nei confronti di Internet e dei fondamenti sociali e filosofici su cui la rete si basa: libera divulgazioni di idee, notizie, nozioni ed informazioni a titolo non necessariamente oneroso.
Va inoltre ricordato come, questa proposta, sembri, sebbene in maniera forse impropria, fare “il paro” con l’applicazione dell’oscuramento di siti internet esteri per il gioco d’azzardo on-line, che aveva fatto supporre ai maligni, futuri tentativi di limitazione delle libertà espressive individuali on-line.
Come disse una volta il Presidente Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca”.
Stiamo subendo o stiamo per subire una forma di censura di Stato?
Non voglio commentare l’oscuramento dei siti internet, sebbene ci sarebbe da discuterne approfonditamente in merito ai risultati ed agli scopi (alcuni nobili, ma altri incerti), ma la motivazione addotta per il presente disegno di legge ha dell’incredibile: “la necessità di estendere il reato di diffamazione a tutte le realtà presenti online, comprese quelle personali e non a fine di lucro.”
Non serve un avvocato per comprendere la pretestuosità della motivazione: sostanzialmente il legislatore vorrebbe convincerci ad accettare una estensione del reato di diffamazione a mezzo stampa anche alle pubblicazioni ad uso personali non periodiche sul web.
Ricordo, però, che già oggi diffamare una persona (fisica o giuridica) su un sito internet, di cui si è proprietari o su siti di proprietà di terzi, è di per se già reato.
Dunque lo scopo reale qual’è? Censire i proprietari italiani di blog? Superare così l’obbligo di individuare chi si cela dietro un nickname tramite una formale richiesta di un magistrato al provider?
Non è dunque un tentativo di imporre una schedatura? E le schedature, non sono forse ancora illegali nel nostro paese?
A queste domande non sembra esserci risposta, ma è indubbio che così come è stato partorito dal Consiglio dei Ministri, siamo di fronte ad un disegno di legge dannoso ed inutile, che obbligherebbe esclusivamente a migrare verso server ubicati all’estero, oppure ad rinverdire ulteriormente le casse di un ente di cui già altri soggetti sono gioco-forza obbligati ad iscriversi.
In Italia comanda una forte e grigia burocrazia che incarta inutilmente, con carte e cartelle e con enti che spesso svolgono funzioni ridondanti, l’intera nazione, spesso obbligando a pratiche inutili, illogiche che anziché portare ordine nell’amministrazione, ulteriormente la complicano e la rendono così aliena al cittadino da dover essere sempre obbligati ad impiegare anche per le motivazioni più futili, frotte di professionisti nei settori commercialistici e giudiziari, con un enorme profusione di denaro.
Sebbene il disegno di legge Levi – Prodi, in linea di massima non verrà presentato, e se verrà presentato, sarà comunque molto diverso da quello espresso il 3 agosto ed approvato il 12 ottobre, esso segnala in maniera allarmante l’indirizzo del legislatore: quello cioè di individuare un sistema per censire coloro che liberamente si esprimono su internet.
Ricordo, che il panorama web italiano è costituito solo in minima parte da blog o portali di cultura politica, ed invece è costituito prevalentemente da siti personali gestiti come diari e da comunità di discussione on-line di tipo hobbistico o tecnico professionale, ma anche e soprattutto imprese. Dunque chi si vuole colpire?
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View Comments — 20 ottobre 2007 @ 16:48 — Claudio Lippi

















