Marketing on-line invasivo ed aggressivo
Recentemente mi è capitato abbastanza spesso di dover “subire” messaggi pubblicitari che mi cacciano letteralmente fuori dal sito che sto visitando per ridimensionare la finestra del browser alle dimensioni del banner o della pop-up.
E’ la geniale alternativa che alcuni web master hanno individuato (scaricando il codice chissà da dove…) come sostituto delle pop-up che ormai quasi tutti gli utenti bloccano con i filtri dei loro programmi di navigazione o con le varie toolbar offerte dai motori di ricerca.
Lo script incriminato si nasconde all’interno di un normale banner pubblicitario che viene acquistato magari in qualche portale famoso: quando si finisce sulla pagina web in cui il banner viene esposto questo compie un redirect verso una specifica pagina del sito dell’insersionista e ridimensiona la finestra del browser alle dimensioni di una pop-up.
Il messaggio è di solito allarmante e pubblicizza un qualche tool per la sicurezza del Sistema Operativo (non ne ho mai incontrati che pubblicizzino, che sò, marmellate…): l’idea (non esplicita) è quella di far credere che simili cose succedono perché non si dispone del software che ti stanno vendendo e che comunque il tuo è “un computer a rischio”.
Di certo è che se state leggendo una bella recensione, o state facendo un bel puzzle on-line oppure volete leggere la vostra webmail, dovrete ricominciare tutto da capo e magari avete anche fretta (capire cos’è successo e perché, chi è lo “scocciatore” e che vuole, tornare in dietro se e come è possibile).
Ma cosa ottiene l’insersionista?
Due cose: la vostra sicura e totale attenzione (non potete distrarvi con le cose ben più importanti che stavate facendo prima) e soprattutto aumentare le visite coattamente al proprio sito web. Sì, perché in realtà non state vedendo un banner su un portale, ma state letteralmente già all’interno del sito dell’insersionista stesso.
Immaginate di star facendo una telefonata in Australia ad un parente caro che non sentite da tempo ed un call center vi chiuda la telefonata per parlarvi del loro nuovo servizio di telefonate intercontinentali.
Come vi comportereste? Insultereste probabilmente l’operatore telefonico e, i più arrabbiati tra voi, cercherebbero di faar causa alla società dei telefoni od al call center.
Ecco, il web master in questione dovrebbe considerare questo semplice aspetto del marketing: l’utente medio non sopporta affatto la pubblicità invasiva. Quando la incontra la considera solo una violenza personale e chiude la finestra del browser a costo di non navigare più: non s’incuriosisce affatto della cosa pubblicizzata, ma la ignora del tutto.
Come dargli torto? Ha lo stesso effetto del volantino dato per strada od attaccato al tergicristallo: non lo legge e lo butta.
In ultima analisi, dato il fatto che l’utente medio italiano non ha particolari nozioni d’informatica, è noto che dinanzi al messaggio di allarme di problemi al sistema operativo, s’impanica e spesso e volentieri… stacca la spina!
Forse le varie aziende (spesso costituite da persone molto giovani) che producono questi tool di “sicurezza” dovrebbero valutare molto meglio l’impatto che le loro campagne di marketing hanno sul pubblico a cui si rivolgono e se effettivamente porti un riscontro economico costringere l’utente a visitare un sito che non gli interessa.
Sfortunatamente questo è il frutto di chi si improvvisa esperto, ma esperto non lo è affatto.
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View Comments — 7 novembre 2007 @ 10:59 — Claudio Lippi

















