Cloud Computing e il lavoro distribuito
Forse qualche purista potrebbe storcere il naso, ma in buona sostanza ormai quasi tutti noi facciamo uso di tecnologie di cloud computing, anche se spesso sono impropriamente utilizzate. La diffusione di soluzioni software partecipative e non stand-alone è arrivata a tal punto di estendere l’interesse del paradigma oltre ai normali fornitori di servizio accendendo la fantasia anche di aziende “sovrane” nel settore informatico come Microsoft.
Ormai il concetto sembra addirittura abbracciare prodotti hardware che fino a poche settimane fa potevano facilmente essere bollate come consumeristiche.
La notizia è che, prim’ancora di Windows 7, il colosso di Redmond ha deciso di proporre un sistema operativo a cui è stato dato il nome provvisorio di Windows Cloud ed il cui uso dichiarato è rivolto al Cloud Computing sul lato client.
Ma che cos’è il Cloud Computing? In poche parole è un’architettura che vede agire tre figure: un fornitore di servizi, un cliente fornitore ed un utente finale. Il fornitore mette a disposizione i server hardware al cliente fornitore di servizi software che vengono impiegati da remoto dagli utenti finali. Già così l’idea ci è familiare, anche se spesso le prime due figure tendono a coincidere. L’esempio più efficace e che proprio in queste ore è stato preso in considerazione da Steve Ballmer, successore di Bill Gates, è Google Docs.
Altri esempi eccellenti possono essere il vecchio Pipes ed il nuovo servizio di Adobe Acrobat.com.
Secondo Ballmer i tempi sono buoni per gettarsi sulla realizzazione di un OS leggero, ridotto all’osso per poter usare solo ed esclusivamente software on-line non installato sul computer, facendo capire che il diretto concorrente è proprio la suite Google Docs, descritta come un prodotto limitato ed inefficiente (e tutti i torti non glieli diamo, perché francamente in giro esistono già da tempo prodotti qualitativamente superiori a quelli proposti da Mount View).
Anche il mondo dell’hardware vuole cavalcare l’onda. Anzi, pare che le aziende abbiano deciso di cavalcarne due: i desktop low-cost e il cloud computing. Da una ricerca riemerge una piccola azienda americana nata da poco e che fece parlare di se qualche mese fa: CherryPal, che propone il suo PC (in via di sviluppo) proprio come perfetto per l’uso di cloud software. Ovviamente, in quest’ottica, la serie EEE di ASUS sembra proprio disegnata per lo scopo in questione, seguita dai piccoli Dell Studio Hybrid (che fanno un po’ il verso al classico Apple Mac Mini).
Il futuro sembra orientato su piccoli PC economici con mini sistemi operativi altrettanto economici progettati per farci non solo navigare, ma anche lavorare.
Quello che negli anni ’90 era il “telelavoro” (mai ben chiarito, ne specificato) oggi si trasforma radicalmente in lavoro distribuito, da non confondere con l’elaborazione distribuita. Qui non siamo in un concetto di cluster, ma in qualcosa di diverso.
Immaginate la segretaria che non esce da casa, ma che continua a lavorare in sede. Gli sarà sufficiente accendere un terminale in cucina (magari un piccolo portatile con non più di 10″ di schermo) e digitare lettere e tenere il bilancio scrivendo dati all’interno di un server nel CED. Niente e-mail e magari un banalissimo VoIP per farsele dettare: il sogno di ogni direttore e l’incubo di tutte le segretarie.
Lavoro distribuito tra più terminali esterni all’azienda, ma come tante workstation comunicano direttamente con un unico nucleo che è in grado di controllarli e valutarne l’efficienza e soprattutto la produttività. E tutto questo con tempi di risposta client-server rapidissimi e con costi hardware molto bassi.
Sotto ad un certo punto di vista si tratta dell’applicazione pratica di una visione dell’informatica vecchia di quasi vent’anni: quella di Nicolas Negroponte che nel suo best seller “Essere Digitali” riteneva proprio questo il futuro di Internet e dei computer. Negroponte credeva che sarebbe arrivato prima questo momento, ma a quanto pare ha dovuto aspettare qualche decade in più.
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View Comments — 5 ottobre 2008 @ 16:15 — Claudio Lippi

















