Chat 3D, interazione e Web 3.0
Non è passato molto tempo dalla coniazione in un articolo di O’Reilly del termine “Web 2.0″ che già si parla di “Web 3.0″. Sulla confusione che questi termini fanno nel pubblico si è detto e scritto molto: sostanzialmente la corretta interpretazione delle due espressioni è l’avvicendarsi, non tanto di nuovi strumenti informatici, bensì di un differente rapporto tra l’utenza e le reti informatiche.
Se il simbolo del “Web 2.0″ è il blog, semplice gestore di contenuti, progettato per simulare un diario commentabile, ciò che sembra simboleggiare meglio il futuro di Internet e dell’uso che se ne farà, è la chat 3D.
Jef Raskin ha studiato tutta la vita i sistemi di interazione uomo-macchina, e grazie alle sue geniali intuizioni oggi tutti abbiamo computers più usabili. Sebbene ciò che Raskin intendeva fosse diverso, la situazione attuale dell’uso consumeristico quotidiano delle reti informatiche, dimostra come il pubblico ricerchi sempre di più un’interazione immersiva con lo strumento informatico. Se la tendenza è quella dell’utente protagonista dei contenuti, le chat 3D “promettono” di creare un utente “partecipe” dell’”ambiente” informatico.
In sostanza, anziché sollevare la macchina all’uomo, sogniamo di poterci porre noi, umani, al livello della macchina, ed interagire con essa come lo facciamo tra noi simili.
Sebbene questa idea possa essere affascinante, è anche vero che l’attuale situazione sta dimostrando come il tentativo di soddisfare questa richiesta “umana” non stia raggiungendo nei tempi “telematici” a cui siamo abituati lo scopo prefissato.
Le chat 3D non sono molte e difettano tutte in qualcosa: per quanto decantate in articoli di giornale e nei TG, nessuna di esse fornisce quell’immediatezza che effettivamente garantisce l’interazione uomo-macchina cercata da Raskin.
Ad oggi, gli unici che sono riusciti parzialmente nell’intento, sono stati i produttori di videogiochi: essi sanno cosa significhi offrire al proprio pubblico una interazione.
Dunque ancora una volta, non si è creato nulla di nuovo: si sta solo rielaborando una serie di vecchi strumenti e vecchie tecnologie per creare un approccio nuovo. Ancora una volta il mondo della telematica e dell’informatica dimostra quanto fosse lungimirante Negroponte col libro che lo rese famoso.
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View Comments — 22 luglio 2007 @ 11:46 — Claudio Lippi

















