Creare template per CMS: le difficoltà del web designer sui più diffusi prodotti commerciali ed Open Source

Come quasi tutti i web designer mi è capitato molto spesso di avere a che fare con famosi e diffusissimi CMS, da Joomla a WordPress, da PHPNuke a Movable Type. L’incontro con questi prodotti è sempre più frequente: sono facili da trovare ed orami anche molto semplici da installare ed usare. Traduzioni in italiano non è difficile individuarne, anche per quelli più misconosciuti e strani. Con o senza database, scritti in PHP, ASP, Perl, Ruby o quant’altro. Portali, blog, forum, e-commerce e gestionali.

L’aspetto che li distingue non è solo nel tipo di contenuto gestito o nel modo di gestirlo, ma soprattutto nell’amministrare la grafica e nelle reali possibilità di personalizzazione. Possono essere divisi in CMS con motore grafico o senza, con template integro o splittato, con stili in linea od esterni.
E’ opinione molto diffusa che per cambiare la veste grafica ad un sito web sia sufficiente sostituire qua e là qualche file d’immagine come il logo aziendale oppure un fondalino e poi con un paio di ritocchi ai CSS cambiare il colore ai bordi delle tabelle ed ai testi.
E se volessimo qualcosa di diverso? Impostare la sola homepage a quattro colonne e non a due o tre? Oppure avere un template liquido, cioè table-less? E se dovessimo adattare il blog alla Legge Stanca?

Quali sono le caratteristiche che li distinguono e che si dovrebbero analizzare e conoscere? (continua…)

IAB Italia rinnova il proprio logo

03 IAB LOGO_international extension alt_liveAll’ultimo Forum 2009, IAB Italia ha presentato ufficialmente il nuovo logotipo disegnato appositamente per essere il linea con il restyling del gruppo IAB Europe che ha spinto affinché i distaccamenti nazionali si allineassero tutti sul suo brand conferendo così, fin dal primo impatto, un’uniformità tra i bureau, che ovviamente va al di là della “divisa”, ma che è incentrata su la promozione della comune politica del gruppo.

Il nuovo marchio è molto semplice, basato sul carattere Futura Extra Bold, in due colori (nel caso italiano nero e blu, nel caso di IAB Europe blu ed arancio, i colori classici del IAB). Le lettere sono tutte minuscole ed il punto della “i” viene riportato in basso a destra e viene usato per attrarre l’attenzione sul nome della nazione su cui opera lo specifico gruppo di riferimento: il nome è posto in verticale ed obbliga ad una lettura dal basso verso l’alto. (continua…)

Giornali on-line: gratis o a pagamento?

quotidiani-a-pagamentoIl mondo del giornalismo si sta domandando da mesi, ormai, quale sarà il proprio futuro, ora che Internet ha raggiunto una tale diffusione da essere un mezzo di comunicazione anche in quelle nazioni che fino a non molto tempo fa, erano praticamente escluse anche dalle statistiche d’uso e connettività.
Presa tra due fuochi in quasi tutto l’Occidente, la Carta Stampata si è vista sempre più ridurre il numero dei lettori a scapito della libera diffusione delle notizie sul web. Va detto che fin dagli albori della diffusione pubblica, l’informazione on-line ha sempre avuto un particolare punto debole nell’identificazione qualitativa delle fonti: di fatto la possibilità che chiunque potesse scrivere qualsiasi cosa, rendeva dubbie determinate notizie. Al giorno d’oggi però, questo problema sembra sempre più spesso superato dalla presenza on-line di nomi classici e blasonati del giornalismo e della divulgazione, che nella corsa all’aggiornamento non si sono voluti far sfuggire un’occasione di intaccare un nuovo mercato (anche se, a voler proprio essere sinceri, non sembrassero crederci troppo…).

Recentemente a far parlare di sé ci sono stati anche alcuni rappresentanti delle piccole e medie società pubblicitarie, che si sono viste decurtare parte dei loro entroiti dalla sempre più frequente scelta da parte della clientela di sistemi pubblicitari di advertising on-line, in primis Google AdSense/AdWords. In coda a queste preoccupazioni si sono riuniti tutti quegli editori cartacei che temono di non aumentare o di non generare abbastanza profitti: il dubbio è che regalare notizie non sia redditizio quanto venderle e che regalandole on-line non si riesca più a venderle su carta, con i relativi danni economici che s’ingenerano.

Il New York Times prova per la seconda volta la strada del pay per read: già nel 2005 aveva tentato proponendo sotto la dizione di “Times Select” una parte dei contenuti a pagamento, ma il progetto venne sospeso definitivamente nel 2007 per il poco successo ottenuto dall’operazione. (continua…)