Internet e l’intasamento pubblicitario

spamRecentemente sul forum di Robin Good è iniziata una discussione avviata dall’autore di un sito di mini-vidiogiochi in flash: si chiedeva cosa si pensasse del sito e perché secondo noi il CTR fosse basso. Niente da eccepire sul progetto, anzi, ma quasi tutti noi che siamo intervenuti abbiamo subito notato qualcosa che in fin dei conti ci disturbava: un quantitativo impressionante di banner piazzati in maniera sicuramente molto visibile, ma tali da rendere praticamente nascosto il contenuto del sito stesso, cioè i giochi.

Il sito è graficamente accattivante, l’idea degli scaccia-pensieri è buona, ma quando lo visitavi (nel frattempo lo ha e lo sta cambiando) eri costretto a scrollare quasi mezzo schermo per vedere il contenuto che cercavi.

L’immagine che mi è venuta in mente è quella di Fantozzi che fa zapping in TV raggiungendo il record di “380 cambi di canale in 26 secondi netti!”(continua…)

Carriarmati informatici a chi chiede utilitarie…

Immagine postata da Matthew90 sul forum di MitoclubE’ veramente tanto tempo che non scrivevo un articolo, ma giusto oggi mi è capitata una situazione con un cliente che mi ha dato da pensare.
Una delle prime cose che ho imparato del lavoro è che il proprio prodotto deve sempre essere conforme alle aspettative, ma anche al livello del cliente. Cercherò di spiegarmi meglio: credo che tutti concordiamo sul fatto che ciò che necessita al nostro macellaio di fiducia non è la stessa cosa che necessita ad una società di esportazione di pollami all’ingrosso. Entrambi trattano lo stesso articolo, pollame, ma in maniera differente e, soprattutto, ad un livello diverso. Questo non significa che il macellaio richieda prodotti di bassa qualità, ma sicuramente necessiterà di prodotti commisurati alla sua impresa ed al suo target, oltre che al proprio badget, che in linea di principio non è lo stesso di un grande industriale delle carni, ma quello di una piccola-media impresa ad interesse locale. E’ un principio semplice, che aiuta a fornire, vdavvero, prodotti pertinenti alla clientela. Ovviamente, come in tutte le cose nella vita, serve elasticità mentale nell’adattarsi alle richieste, ma se vendo celle frigorifere dovrei sapere che la commessa del macellaio non potrà mai essere in linea di massima identica a quella dell’industriale di polli, e quindi, va da sé, che è abbastanza ridicolo se il fornitore cerca di piazzare congelatori industriali per lo stoccaggio di milioni di polli ad un negozio di carni di 60 mq in centro-città. (continua…)

Ed anche D’Alia fallì il passo…

La notizia di alcuni giorni fa riportata da Giacomo Dotta su WebNews, mette la parola fine all’interminabile gioco delle parti nato con l’On. Levi ai tempi del governo Prodi per trovare un metodo per ridurre al minimo gli interventi dei comuni cittadini sul web: nella notte di ieri si è concluso l’iter parlamentare (ed extra-parlamentare) che ha portato alla bocciatura dell’emendamento n. 60 al DLL. 2180 che prevedeva l’oscuramento di quei siti web che, in base ad una valutazione di un pool di burocrati espressamente creato, sarebbero stati riscontrati illeciti. I mezzi proposti dal Sen. D’Alia, promotore dell’idea e firmatario dell’emendamento, facevano ben prevedere un futuro dominato da impiegati ministeriali che oscuravano o a casaccio o per interessi economico/politici siti internet di tizio e caio senza alcun reale motivo.

Visione irragionevole? Non più di tanto vista la qualità dei nostri burocrati, soprattutto statali e parastatali, famosi più per i loro errori e le loro palesi ingiustizie, per la loro inefficienza e per la loro arroganza. L’Italia ha questa burocrazia perché ogni qualvolta si voleva far contente le masse, si risolveva il problema dei posti di lavoro “infornando” grosse quantità di disoccupati nella Pubblica Amministrazione, che così adesso deve pur impiegare questa massa di dipendenti sono “costretti” a chiedere al Legislatore di creare moduli, pratiche, analisi, monitoraggi e controlli per giustificare, almeno sulla carta, che questo personale è utile a qualcosa: da una stima recente gl’impegati pubblici (inclusi i parastatali) sono oltre 5,2 milioni, cioè circa uno ogni dieci abitanti, unico caso in Europa e forse nel mondo, visto che neanche gli USA hanno una simile proporzione. In teoria la nostra Burocrazia dovrebbe essere la migliore avendo tante persone che ci lavorano sopra, ed addirittura una delle più veloci. Di fatto è una delle più farraginose, inefficienti, lente ed inique dell’intero continente: sono più gli errori, i ritardi, le richieste doppie e triple ed i paletti per rallentare l’intera vita sociale nazionale, che questo inutile carrozzone è in grado di creare. (continua…)

Riviste di grafica in Italia: la confusione tra uso del software e design

Mi capita spesso di parlare con persone che credono che il graphic design nel suo complesso sia di fatto la capacità di saper usare Photoshop e realizzare quindi qualcosa con questo software: nell’immaginario collettivo “un grafico” è un tizio per cui il famoso editor raster di Adobe non ha alcun segreto. Sempre più spesso mi capita d’incontrare persone incredule quando gli dico che il mestiere del designer pubblicitario o del desktop designer esisteva parecchio tempo prima della nascita del primo transistor.

Parliamoci chiaro: oggi l’uso di applicativi software è fondamentale per essere produttivi e competitivi e su questo dubbi non ce ne devono essere, ma si può essere dei designer (ed è auspicabile che sia sempre così) con un foglio di carta bianco ed una matita.

La confusione è che quest’attività è una sorta di “manovalanza” o di routine informatica, quando di fatto è una professione incentrata sulle idee e sulla capacità di rappresentarle.

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Open Source: filosofia spiccia o modello imprenditoriale?

In un recente articolo apparso su Punto Informatico è stato presentata una ricerca effettuata dal TeDis in cui si dichiarava che il modello Open Source dimostrava di essere economicamente valido e maturo per progetti imprenditoriali anche in Italia.

L’articolo ha ottenuto sul quotidiano d’informazione on-line una sequela di commenti molti dei quali decisamente lontani dai temi trattati e nella maggior parte dei casi identificativi dell’ignoranza diffusa su una realtà di mercato esistente ormai da molti anni quasi quanto l’articolo stesso.

Il pezzo in se, mi dispiace scriverlo, ma da addito più che altro a critiche, non per il contenuto, ma per il modo semplicistico e riduttivo di proporlo: sembra quasi che nel nostro Paese solo adesso il modello Open Source abbiadato un qualche frutto, quando invece, da anni intere aziende sono entrate a far parte di ciò che rende questo approccio alla distribuzione ed al lavoro collaborativo un cardine economico dell’informatica moderna: l’indotto.

I commenti, in linea con un giornale on-line di massa, sono più che altro molto poco tecnici e molto poco scritti da chi nel settore ci lavora e che conosce certe realtà (dimostrazione che non è vero che Internet è usata principalmente per lavoro e che l’utenza domestica ha più voce di quella professionale). (continua…)

Rs 500 Laptop: la “Tata Nano” dell’informatica. Quando l’India fa da sé.

tata-nanoIl Ministero dell’Istruzione di Nuova Delhi ripropone la sua iniziativa di creare un computer portatile ad un costo nettamente inferiore dell’OLPC di Nicholas Negroponte. In passato il governo indiano affermo, e venne smentito, di poter realizzare un laptop a meno di 100 dollari: questa volta si parla di farlo pagare 1000 rupie, cioè 20 dollari per la fase iniziale di produzione facendo ammortizzare così i costi ed inseguito dimezzandone i prezzi ai fatidici 10 dollari, traguardo prefissato ormai da tempo.

Le caratteristiche del prototipo Rs 500 Laptop (500 probabilmente sta per il numero di rupie necessario ad acquistarlo) sono decisamente interessanti: disporrebbe di 2Gb di RAM e di un modulo WiFi da 10 Mbps che ne garantisce la connettività insieme ad una tipica porta Ethernet. Costruito su un’unica scheda PCB su cui sono stati saldate tutte le componenti, vanterebbe un consumo di appena 2 Kw.

L’India non è nuova a questo tipo di operazioni ed il simbolo della sua politica d’innovazione sociale è sicuramente il progetto della Tata Nano, l’automobilina da 1.700 dollari rivolta esclusivamente al mercato interno che mira a fornire un mezzo di mobilità alla maggior parte dei cittadini indiani in difficoltà. (continua…)

Passeggiare ad Oria senza esserci mai stato

hyria-oriaDella Puglia ho avuto tanti anni fa occasione di vedere Taranto, Massafra, Bari ed Alberobello. A Brindisi e nei paesi che la circondano non sono mai stato: Internet permette di fare tanti incontri e tramite Marista ho avuto l’occasione di conoscere indirentamente Prometheus, che mi ha spinto, ormai parecchio tempo fa, a provare la mia prima chat 3D, Active Worlds su PC Windows.

Devo ammettere che il browser, perché di questo si tratta, all’inizio mi aveva lasciato perplesso e con un’iniziale difficoltà riuscii quasi a stento a trovare il progetto che il mio nuovo amico on-line mi voleva far federe. L’idea era veramente bella e soprattutto, tenendo conto che vi lavorava da solo, titanica: ricostruire il centro storico della propria cittadina in maniera da poterlo esplorare senza essere materialmente lì. Nasce così una “stanza” della chat 3D dedicata a Oria, in provincia di Brindisi: Hyria 3D.

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Saluto al 2008, buongiorno al 2009

auguri-2009Primo post del nuovo anno. E’ anche il 50° articolo pubblicato, per rimanere in tema di bilanci. Devo ammettere che il 2008 è stato un anno all’insegna del lavoro, dei contatti e delle soddisfazioni per un progetto questo giunto al suo secondo natale. Il blog non è stato attivato subito e per un certo periodo c’è stato anche qualche dubbio su come affrontare l’idea di creare un blog aziendale che non fosse solo un mezzo di feedback e di pubblicità, ma anche un modo per esprimere idee ed opinioni su un settore che (per fortuna) dimostra di essere vivo ed in continua crescita.

Nel 2008 Internet ed il mondo informatico si sono dedicati a vari argomenti che hanno creato accesi dibatti e polemiche, con novità alcune delle quali interessanti ed innovative che hanno (o stanno) cambiando l’uso degli strumenti informatici e telematici. Ovviamente le novità non si fermano alla tecnologia, ma, soprattutto a livello nazionale, si allargano al settore giuridico.

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Il primo Linux non si scorda mai

Che un designer si accosti a Linux, qualcuno lo trova strano, ma non solo non lo è, ma è comunque auspicabile che almeno una piccola prova la faccia per capire meglio come gira il mondo o perlomeno come gira l’altra metà del mondo informatico (che è in realtà un po’ più popolata di questa mia metà).

Anni fà, quindi anch’io mi sono accostato a Tux ed alle sue distro (così vengono chiamati i vari sistemi operativi basati sul kernel di Linus Torvalds): a farmi conoscere il pinguino fu un amico che mi mostro i dischi originali di Mandrake e me li prestò per installarli su uno dei miei PC. Stiamo parlando di qualcosa avvenuto ben 7 anni fa (ed in termini informatici è come parlare del dopoguerra). Ovviamente, abituato a Windows ed a Mac OS, fin dall’installazione qualche trauma ci fu.

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L’Araba Fenice del web: chi non muore si rivede.

Corsi e ricorsi storici ci portano avvolte a rispolverare argomenti che si ritenevano ormai chiusi. E’ il caso del più brutto esempio di sito internet istituzionale che il nostro paese abbia mai sfornato: italia.it.
Neanche gli altri siti governativi nazionali brillano per qualità, leggibilità e contenuti e se per caso trovate sul web siti ricchi d’informazioni, ben impaginati ed utili, state pur certi che i loro domini finiscono per .ch e non per .it.

Il governo ha assegnato, come sottosegretario, a Michela Vittoria Brambilla il compito di rimettere mano al famigerato portale.

Ovviamente gli osservatori storici della vicenda, già ne preannunciano il fallimento e ne prevedono peste e corna, ma forse più che per analisi è per mancanza di stima in tutto ciò che viene dall’Italia sull’argomento (dubbito che se ci fosse stato un altro governo od un’altra persona avrebbero espresso giudizi meno critici).

Fatto sta che la Brambilla (ormai per antonomasia) delle cose condivisibili e delle idee chiare sembra averle ed averle dette in un intervento del 22 luglio in Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati.

Su internet il punto che è stato meglio focalizzato è la decisione di usare il dominio riservato italia.info per essere il linea con altre scelte analoghe approntate da alcuni stati europei nel corso degli ultimi mesi. Francamente (e il fatto che il cambio di nome è stato praticamente strappato con le pinze dalla bocca della Brambilla fa capire la reale importanza della cosa per il sottosegretario) questo è forse l’argomento meno importante: in Italia si da molta importanza ai nomi delle cose e spesso li si cambia, non per aggiungere qualcosa, ma per far capire che si da maggiore attenzione a questo o quell’argomento o categoria (è il caso di bidelli, netturbini e donne di servizio che hanno tutti quadagnato l’ambito titolo di “operatori”, ma la cui sostanza poi non è affatto cambiata, anzi). Il cambio del nome non è esattamente il simbolo del cambiamento, ma una mera scelta di marketing che si concretizza in pochi punti: (continua…)