Report e la puntata sul Web. Le critiche sono sinceramente esagerate…

Settimana scorsa leggevo con lo smartphone le ultime notizie prima di andare a dormire e mi è caduto l’occhio su una news pubblicata sull’Unità: http://www.unita.it/italia/report-gabanelli-scivola-sulla-rete-ma-i-fan-la-bocciano-i-di-m-loy-i-1.281839.
Potete leggere da voi i commenti all’articolo e farvi un’idea della questione: il reportage “Il prodotto sei tu” trasmesso domenica da Report non è piaciuto a molti che l’hanno trovato superficiale, inutilmente allarmistico e formalmente sbagliato.
Prima di farmi un’idea me lo sono andato a vedere. Potete farlo anche voi tramite internet al seguente indirizzo: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ed4f0f64-d321-4f26-812e-b539b130b93c.html.

Uso Internet dal 1997 e ne ho vista l’evoluzione e tutti i vari servizi che su essa si sono basati: ho visto aziende nascere negli scantinati, diventare leader di settore, arricchire i loro creatori e finire assorbite per pochi spiccioli da aziende più piccole o più grosse o finire semplicemente chiuse per fallimento. Pochi ricordano portali come Netscape (o browser come Netscape Navigator) o motori di ricerca come Altavista o un’azienda di software Oracle specializzata in videogiochi, assorbita da Atari, ma che all’epoca era considerata un colosso. Oggi pochi ricordano Macromedia e sembrano archeologia i computer IBM (e pensare che un tempo il mondo era costituito da computer “compatibili” o “non compatibili” con quelli della IBM…). (continua…)

Il filtro degli accessi FTP di Aruba

Tra i vari operatori di hosting con cui mi capita di lavorare, forse quello con cui inevitabilmente la maggior parte dei Web Master ha a che fare è Aruba.

Aruba è un’azienda che opera sia in Italia che all’estero e che, per via di una consolidata e pluriennale presenza nel settore ed alle campagne pubblicitarie in TV, è ormai nota anche ai neofiti del Web per essere appunto un Hosting Provider.

Difficilmente quando si subentra nell’amministrazione tecnica di un sito, non si scopre che chi ci ha preceduto ha fornito un servizio di hosting condiviso su server Windows presso la farm di Aruba. (continua…)

RAI: nuovo logo. Addio alla “farfallina”…

Solo poco tempo fa la RAI aveva sostituito i tipici loghi dei tre canali con la curiosa “farfallina”: un marchio che, quando venne reso pubblico, fece discutere. La farfalla era costituita da due profili di un volto contrapposti: il significato che veniva dato, parlava di rapporto con il pubblico e di un brand disegnato intorno ad esso. L’idea nasceva in un periodo in cui si discuteva parecchio sul Servizio Pubblico e del fantomatico “Canone” e si penso di ridisegnare il rapporto che l’Azienda aveva con l’utenza cercando di creare un rapporto di fidelizzazione che passava attraverso un ammodernamento del marchio, caratterizzato e personalizzato, e nuovi servizi, soprattutto dal punto di vista telematico e multimediale, oltre ad un rinnovo degli studi televisivi e delle sigle dei telegiornali (soprattutto del TG1 e di TV7, entrambi con risultati discutibili).

E’ da lunedì che la fase “farfallina” è sparita: nasce una nuova era, francamente molto più impersonale e che in qualche modo torna all’idea di identificare i canali singolarmente con i tipici tre colori, a cui, con la nascita del canale RAI4 si affianca un altro. (continua…)

Tecniche di marketing on-line: errori di comunicazione

Nella giornata in cui viene finalmente reso pubblico il testo integrale della sentenza di tribunale che condanna tre dirigenti di Google Italia a 6 mesi di reclusione per violazione della privacy, vengo raggiunto per l’ennesima volta in tre anni da un’e-mail molesta che credevo di essermi lasciato definitivamente alle spalle mesi fa: nasce spontaneo chiedersi se chi cerca di trarre profitto dalla rete, ragioni sull’impatto che le proprie azioni hanno sulla propria immagine pubblica.

Non mi dilungo sulla sentenza, rimandandovi invece all’ottimo articolo dell’Avv. Guido Scorza pubblicato sul suo sito e alla lettura delle 111 pagine della sentenza: ve la semplifico nel più rapido dei modi. Per il Giudice i dirigenti italiani erano tenuti a fare in modo che le disposizioni previste dalla normativa sulla privacy di cui alla L. 196/2003 dovessero essere maggiormente visibili e comprensibili agli utenti del sito Google Video, anche se il Giudice non ritiene che questo avrebbe potuto impedire l’atto di caricamento del video e la diffamazione che da esso si è ingenerata. In somma i tre sono stati condannati perché non si sono prodigati a far sapere ad una ragazzina di 12 anni che pubblicare il video con un pestaggio ai danni del compagno disabile era un reato. (continua…)

Concerto del 1° Maggio: mamma mia che regia da brividi…

regia1Ieri, a casa di amici, ci siamo dedicati a guardare il Concerto del 1° Maggio, grande evento della primavera romana, sempre molto atteso da tanti. Di solito questo spettacolo raccoglie frotte di ragazzi da mezza Italia che s’accalcano in Piazza S. Giovanni, davanti l’omonima basilica fin dalla sera prima, perché è offerto gratuitamente e spesso si esibiscono grandi nomi della musica rock nazionale. E’ organizzato dai tre più importanti sindacati generali italiani (CGIL, CISL e UIL) fortemente politicizzato e generlmente gli artisti che vi partecipano hanno una chiara connotazione di sinistra e propongono brani così detti “impegnati” socialmente. Quest’anno forse la quest star è stata la meno connotata di tutte: Vasco Rossi.

Il “Blasco” Nazionale, non è che abbia mai fatto politica, anzi, e raramente le sue canzoni hanno nei testi poco più che richiami alla voglia di fare casino, sballarsi con alcool e droghe, oltre ad immancabili canzoni d’amore che spesso sono degli autentici osanna alle bellezze delle curve femminili.

Comunque, piaccia o meno l’evento in questione o gli artisti che vi si esibiscono, sta di fatto che è uno spettacolo importante e ci si aspetta francamente il massimo della qualità da esso, soprattutto nella parte tecnica. Invece, sebbene in giro si esalti la qualità del Concertone di quest’anno, la qualità dal punto di vista visivo è venuta decisamente a mancare.

Non mi azzardo nemmeno ad esprimere la benché minima opinione sui musicisti e sui cantanti (l’ho lasciato fare tutto il tempo ai miei amici che sono tecnici del suono professionisti), o sulla sequela dei ritardi dati da “problemi tecnici”: ad un certo punto Sergio Castellitto, presentatore dell’evento, è salito sul palco senza microfono e un paio di volte gli strumenti non erano esattamente accordati, ma vabbé, stiamo parlando di uno spettacolo che vedeva alternarsi gruppi musicali uno dietro l’altro, ognuno col suo stile, col suo genere. No, non sono in grado di muovere critiche su qualcosa che non sono pienamente in grado di capire.

Ma caspita sulla grafica e sulle riprese qualche sassolino me lo voglio levare! (continua…)

Ed anche D’Alia fallì il passo…

La notizia di alcuni giorni fa riportata da Giacomo Dotta su WebNews, mette la parola fine all’interminabile gioco delle parti nato con l’On. Levi ai tempi del governo Prodi per trovare un metodo per ridurre al minimo gli interventi dei comuni cittadini sul web: nella notte di ieri si è concluso l’iter parlamentare (ed extra-parlamentare) che ha portato alla bocciatura dell’emendamento n. 60 al DLL. 2180 che prevedeva l’oscuramento di quei siti web che, in base ad una valutazione di un pool di burocrati espressamente creato, sarebbero stati riscontrati illeciti. I mezzi proposti dal Sen. D’Alia, promotore dell’idea e firmatario dell’emendamento, facevano ben prevedere un futuro dominato da impiegati ministeriali che oscuravano o a casaccio o per interessi economico/politici siti internet di tizio e caio senza alcun reale motivo.

Visione irragionevole? Non più di tanto vista la qualità dei nostri burocrati, soprattutto statali e parastatali, famosi più per i loro errori e le loro palesi ingiustizie, per la loro inefficienza e per la loro arroganza. L’Italia ha questa burocrazia perché ogni qualvolta si voleva far contente le masse, si risolveva il problema dei posti di lavoro “infornando” grosse quantità di disoccupati nella Pubblica Amministrazione, che così adesso deve pur impiegare questa massa di dipendenti sono “costretti” a chiedere al Legislatore di creare moduli, pratiche, analisi, monitoraggi e controlli per giustificare, almeno sulla carta, che questo personale è utile a qualcosa: da una stima recente gl’impegati pubblici (inclusi i parastatali) sono oltre 5,2 milioni, cioè circa uno ogni dieci abitanti, unico caso in Europa e forse nel mondo, visto che neanche gli USA hanno una simile proporzione. In teoria la nostra Burocrazia dovrebbe essere la migliore avendo tante persone che ci lavorano sopra, ed addirittura una delle più veloci. Di fatto è una delle più farraginose, inefficienti, lente ed inique dell’intero continente: sono più gli errori, i ritardi, le richieste doppie e triple ed i paletti per rallentare l’intera vita sociale nazionale, che questo inutile carrozzone è in grado di creare. (continua…)

Open Source: filosofia spiccia o modello imprenditoriale?

In un recente articolo apparso su Punto Informatico è stato presentata una ricerca effettuata dal TeDis in cui si dichiarava che il modello Open Source dimostrava di essere economicamente valido e maturo per progetti imprenditoriali anche in Italia.

L’articolo ha ottenuto sul quotidiano d’informazione on-line una sequela di commenti molti dei quali decisamente lontani dai temi trattati e nella maggior parte dei casi identificativi dell’ignoranza diffusa su una realtà di mercato esistente ormai da molti anni quasi quanto l’articolo stesso.

Il pezzo in se, mi dispiace scriverlo, ma da addito più che altro a critiche, non per il contenuto, ma per il modo semplicistico e riduttivo di proporlo: sembra quasi che nel nostro Paese solo adesso il modello Open Source abbiadato un qualche frutto, quando invece, da anni intere aziende sono entrate a far parte di ciò che rende questo approccio alla distribuzione ed al lavoro collaborativo un cardine economico dell’informatica moderna: l’indotto.

I commenti, in linea con un giornale on-line di massa, sono più che altro molto poco tecnici e molto poco scritti da chi nel settore ci lavora e che conosce certe realtà (dimostrazione che non è vero che Internet è usata principalmente per lavoro e che l’utenza domestica ha più voce di quella professionale). (continua…)

Scrivere in un Italiano corretto

tricolore-motorinoIn rete è abbastanza facile imbattersi in consigli su come diventare blogger di successo: nella maggior parte dei casi si leggono consigli raccolti da guide ed articoli scritti da alcuni nomi di maggior successo del mondo della consulenza aziendale sia in ambito pubblicistico che commerciale. Le guide peggiori verteranno su alcune “parole d’ordine” come qualità, contenuti e qualità dei contenuti senza stare a specificare molto l’argomento; le guide migliori porranno invece l’accento su un altro argomento: fate attenzione a quello che scrivete ed a come lo scrivete.

Il succo del discorso è che un testo in un buon italiano avrà maggiori possibilità di emergere rispetto ad uno scritto male con errori grammaticali e sintattici, con ripetizioni e cacofonie oppure con un parodiare prolisso ed involuto che impedisce la lettura.

A voler essere sinceri esistono delle figure professionali che si occupano proprio di questo tipo di problemi ed è il curatore di bozze (in editoria) oppure il web writer (in telematica): quest’ultimo è da considerarsi a tutti gli effetti un esperto nella formattazione e presentazione dei contenuti, a differenza del primo che in definitiva è un supervisore di testi.

Quando si scrive un pezzo per il proprio blog che cosa bisogna fare per avere una certa sicurezza di non aver fatto degli “strafalcioni”?
Bella domanda… Personalmente ho fatto una ricerca di strumenti che fossero utili da integrare a quelli già a disposizione di chiunque possieda un computer.

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L’uso di Internet in Italia

Anni fa l’opinione comune dell’uso di Internet non era delle più lusinghiere: si riteneva che la maggior parte degli utenti domestici la impiegasse solo per la ricerca di svago gratuito (o di virus…) e che l’utenza professionale non avesse la ben che minima idea di cosa farsene oltre all’invio ed alla ricezione di posta elettronica. Oggi per fortuna questi vetusti ed antichi miti telematici sono sepolti.

Va però ammesso che tutto sommato l’approccio iniziale allo strumento (sbagliato) ha dato i suoi frutti: dalle analisi della Nielsen-Online pubblicate sul blog di IAB Forum Italia in un articolo del 18 febbraio emerge che Internet è principalmente usata per effettuare ricerche tramite i vari motori a disposizione e per la visita e la lettura di siti generalistici, mentre al terzo posto ci sono i Social Network, che dal grafico pubblicato “schizzano” con una curva ripidissima al 44%. (continua…)

Canone RAI. Anche il governo se n’è accorto: non è un “abbonamento”

TV anni '50 - da WikipediaE’ passato praticamente un mese dall’articolo di Punto Informatico in cui si segnalava come la RAI chiedeva disperatamente aiuto per aumentare il canone.

Allora, quel grido d’allarme mi fece venire in mente che il canone non aveva una reale giustificazione legale: un po’ tassa, un po’ imposta, con un nome ibrido tra l’abbonamento ed il canone (appunto). In definitiva si riduceva ad una mera richiesta di denaro per qualsiasi strumento che potesse in qualche modo ricevere il segnale radio televisivo (praticamente qualsiasi attrezzo con uno schermo o anche solo con un microfono ricevente).

All’epoca (trenta giorni fa) la soluzione era o far pagare l’URAR TV insieme alla bolletta elettrica oppure farlo pagare anche a tutte le aziende che impiegavano computer per svolgere il loro lavoro (proposta ADUC, famosa nel vedere in qualsiasi “azienda”, non delle persone, ma dei nemici da abbattere; come se possedere una partita IVA sia una grave colpa e non possederla, un merito eroico…). (continua…)