Concerto del 1° Maggio: mamma mia che regia da brividi…

regia1Ieri, a casa di amici, ci siamo dedicati a guardare il Concerto del 1° Maggio, grande evento della primavera romana, sempre molto atteso da tanti. Di solito questo spettacolo raccoglie frotte di ragazzi da mezza Italia che s’accalcano in Piazza S. Giovanni, davanti l’omonima basilica fin dalla sera prima, perché è offerto gratuitamente e spesso si esibiscono grandi nomi della musica rock nazionale. E’ organizzato dai tre più importanti sindacati generali italiani (CGIL, CISL e UIL) fortemente politicizzato e generlmente gli artisti che vi partecipano hanno una chiara connotazione di sinistra e propongono brani così detti “impegnati” socialmente. Quest’anno forse la quest star è stata la meno connotata di tutte: Vasco Rossi.

Il “Blasco” Nazionale, non è che abbia mai fatto politica, anzi, e raramente le sue canzoni hanno nei testi poco più che richiami alla voglia di fare casino, sballarsi con alcool e droghe, oltre ad immancabili canzoni d’amore che spesso sono degli autentici osanna alle bellezze delle curve femminili.

Comunque, piaccia o meno l’evento in questione o gli artisti che vi si esibiscono, sta di fatto che è uno spettacolo importante e ci si aspetta francamente il massimo della qualità da esso, soprattutto nella parte tecnica. Invece, sebbene in giro si esalti la qualità del Concertone di quest’anno, la qualità dal punto di vista visivo è venuta decisamente a mancare.

Non mi azzardo nemmeno ad esprimere la benché minima opinione sui musicisti e sui cantanti (l’ho lasciato fare tutto il tempo ai miei amici che sono tecnici del suono professionisti), o sulla sequela dei ritardi dati da “problemi tecnici”: ad un certo punto Sergio Castellitto, presentatore dell’evento, è salito sul palco senza microfono e un paio di volte gli strumenti non erano esattamente accordati, ma vabbé, stiamo parlando di uno spettacolo che vedeva alternarsi gruppi musicali uno dietro l’altro, ognuno col suo stile, col suo genere. No, non sono in grado di muovere critiche su qualcosa che non sono pienamente in grado di capire.

Ma caspita sulla grafica e sulle riprese qualche sassolino me lo voglio levare! (continua…)

Ed anche D’Alia fallì il passo…

La notizia di alcuni giorni fa riportata da Giacomo Dotta su WebNews, mette la parola fine all’interminabile gioco delle parti nato con l’On. Levi ai tempi del governo Prodi per trovare un metodo per ridurre al minimo gli interventi dei comuni cittadini sul web: nella notte di ieri si è concluso l’iter parlamentare (ed extra-parlamentare) che ha portato alla bocciatura dell’emendamento n. 60 al DLL. 2180 che prevedeva l’oscuramento di quei siti web che, in base ad una valutazione di un pool di burocrati espressamente creato, sarebbero stati riscontrati illeciti. I mezzi proposti dal Sen. D’Alia, promotore dell’idea e firmatario dell’emendamento, facevano ben prevedere un futuro dominato da impiegati ministeriali che oscuravano o a casaccio o per interessi economico/politici siti internet di tizio e caio senza alcun reale motivo.

Visione irragionevole? Non più di tanto vista la qualità dei nostri burocrati, soprattutto statali e parastatali, famosi più per i loro errori e le loro palesi ingiustizie, per la loro inefficienza e per la loro arroganza. L’Italia ha questa burocrazia perché ogni qualvolta si voleva far contente le masse, si risolveva il problema dei posti di lavoro “infornando” grosse quantità di disoccupati nella Pubblica Amministrazione, che così adesso deve pur impiegare questa massa di dipendenti sono “costretti” a chiedere al Legislatore di creare moduli, pratiche, analisi, monitoraggi e controlli per giustificare, almeno sulla carta, che questo personale è utile a qualcosa: da una stima recente gl’impegati pubblici (inclusi i parastatali) sono oltre 5,2 milioni, cioè circa uno ogni dieci abitanti, unico caso in Europa e forse nel mondo, visto che neanche gli USA hanno una simile proporzione. In teoria la nostra Burocrazia dovrebbe essere la migliore avendo tante persone che ci lavorano sopra, ed addirittura una delle più veloci. Di fatto è una delle più farraginose, inefficienti, lente ed inique dell’intero continente: sono più gli errori, i ritardi, le richieste doppie e triple ed i paletti per rallentare l’intera vita sociale nazionale, che questo inutile carrozzone è in grado di creare. (continua…)

Open Source: filosofia spiccia o modello imprenditoriale?

In un recente articolo apparso su Punto Informatico è stato presentata una ricerca effettuata dal TeDis in cui si dichiarava che il modello Open Source dimostrava di essere economicamente valido e maturo per progetti imprenditoriali anche in Italia.

L’articolo ha ottenuto sul quotidiano d’informazione on-line una sequela di commenti molti dei quali decisamente lontani dai temi trattati e nella maggior parte dei casi identificativi dell’ignoranza diffusa su una realtà di mercato esistente ormai da molti anni quasi quanto l’articolo stesso.

Il pezzo in se, mi dispiace scriverlo, ma da addito più che altro a critiche, non per il contenuto, ma per il modo semplicistico e riduttivo di proporlo: sembra quasi che nel nostro Paese solo adesso il modello Open Source abbiadato un qualche frutto, quando invece, da anni intere aziende sono entrate a far parte di ciò che rende questo approccio alla distribuzione ed al lavoro collaborativo un cardine economico dell’informatica moderna: l’indotto.

I commenti, in linea con un giornale on-line di massa, sono più che altro molto poco tecnici e molto poco scritti da chi nel settore ci lavora e che conosce certe realtà (dimostrazione che non è vero che Internet è usata principalmente per lavoro e che l’utenza domestica ha più voce di quella professionale). (continua…)

Scrivere in un Italiano corretto

tricolore-motorinoIn rete è abbastanza facile imbattersi in consigli su come diventare blogger di successo: nella maggior parte dei casi si leggono consigli raccolti da guide ed articoli scritti da alcuni nomi di maggior successo del mondo della consulenza aziendale sia in ambito pubblicistico che commerciale. Le guide peggiori verteranno su alcune “parole d’ordine” come qualità, contenuti e qualità dei contenuti senza stare a specificare molto l’argomento; le guide migliori porranno invece l’accento su un altro argomento: fate attenzione a quello che scrivete ed a come lo scrivete.

Il succo del discorso è che un testo in un buon italiano avrà maggiori possibilità di emergere rispetto ad uno scritto male con errori grammaticali e sintattici, con ripetizioni e cacofonie oppure con un parodiare prolisso ed involuto che impedisce la lettura.

A voler essere sinceri esistono delle figure professionali che si occupano proprio di questo tipo di problemi ed è il curatore di bozze (in editoria) oppure il web writer (in telematica): quest’ultimo è da considerarsi a tutti gli effetti un esperto nella formattazione e presentazione dei contenuti, a differenza del primo che in definitiva è un supervisore di testi.

Quando si scrive un pezzo per il proprio blog che cosa bisogna fare per avere una certa sicurezza di non aver fatto degli “strafalcioni”?
Bella domanda… Personalmente ho fatto una ricerca di strumenti che fossero utili da integrare a quelli già a disposizione di chiunque possieda un computer.

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L’uso di Internet in Italia

Anni fa l’opinione comune dell’uso di Internet non era delle più lusinghiere: si riteneva che la maggior parte degli utenti domestici la impiegasse solo per la ricerca di svago gratuito (o di virus…) e che l’utenza professionale non avesse la ben che minima idea di cosa farsene oltre all’invio ed alla ricezione di posta elettronica. Oggi per fortuna questi vetusti ed antichi miti telematici sono sepolti.

Va però ammesso che tutto sommato l’approccio iniziale allo strumento (sbagliato) ha dato i suoi frutti: dalle analisi della Nielsen-Online pubblicate sul blog di IAB Forum Italia in un articolo del 18 febbraio emerge che Internet è principalmente usata per effettuare ricerche tramite i vari motori a disposizione e per la visita e la lettura di siti generalistici, mentre al terzo posto ci sono i Social Network, che dal grafico pubblicato “schizzano” con una curva ripidissima al 44%. (continua…)

Canone RAI. Anche il governo se n’è accorto: non è un “abbonamento”

TV anni '50 - da WikipediaE’ passato praticamente un mese dall’articolo di Punto Informatico in cui si segnalava come la RAI chiedeva disperatamente aiuto per aumentare il canone.

Allora, quel grido d’allarme mi fece venire in mente che il canone non aveva una reale giustificazione legale: un po’ tassa, un po’ imposta, con un nome ibrido tra l’abbonamento ed il canone (appunto). In definitiva si riduceva ad una mera richiesta di denaro per qualsiasi strumento che potesse in qualche modo ricevere il segnale radio televisivo (praticamente qualsiasi attrezzo con uno schermo o anche solo con un microfono ricevente).

All’epoca (trenta giorni fa) la soluzione era o far pagare l’URAR TV insieme alla bolletta elettrica oppure farlo pagare anche a tutte le aziende che impiegavano computer per svolgere il loro lavoro (proposta ADUC, famosa nel vedere in qualsiasi “azienda”, non delle persone, ma dei nemici da abbattere; come se possedere una partita IVA sia una grave colpa e non possederla, un merito eroico…). (continua…)

Passeggiare ad Oria senza esserci mai stato

hyria-oriaDella Puglia ho avuto tanti anni fa occasione di vedere Taranto, Massafra, Bari ed Alberobello. A Brindisi e nei paesi che la circondano non sono mai stato: Internet permette di fare tanti incontri e tramite Marista ho avuto l’occasione di conoscere indirentamente Prometheus, che mi ha spinto, ormai parecchio tempo fa, a provare la mia prima chat 3D, Active Worlds su PC Windows.

Devo ammettere che il browser, perché di questo si tratta, all’inizio mi aveva lasciato perplesso e con un’iniziale difficoltà riuscii quasi a stento a trovare il progetto che il mio nuovo amico on-line mi voleva far federe. L’idea era veramente bella e soprattutto, tenendo conto che vi lavorava da solo, titanica: ricostruire il centro storico della propria cittadina in maniera da poterlo esplorare senza essere materialmente lì. Nasce così una “stanza” della chat 3D dedicata a Oria, in provincia di Brindisi: Hyria 3D.

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L’italiano: lingua sconosciuta?

grammaticaRilegendo l’ultimo post che ho scritto ad apertura del 2009, mi sono ricordato che in esso non ho parlato di una polemica molto importante di casa nostra. Si tratta di un argomento che in realtà è passato un po’ in sordina e che, secondo me, meriterebbe non solo più spazio, ma soprattutto è molto più scioccante nelle sue conclusioni rispetto a questioni economiche come quelle di Italia.it: si tratta della proposta di cambiare le regole della lingua italiana ufficiale abolendo il congiuntivo, il condizionale ed il gerundio.

Dal mio punto di vista, la proposta rasenta l’assurdità ed è un intaccamento di uno dei fondamenti della cultura: la lingua.

In buona sostanza il messaggio di fondo è che siccome la media degli italiani è incapace di usare congiuntivi, condizionali e gerundi è inutile tenerli nella nostra grammatica ufficiale e vanno aboliti inquanto è inutile tenere delle regole che nessuno è materialmente in grado di applicare.

Mi viene in mente che circolando per le nostre strade si dovrebbero, a questo punto, eliminare i limiti di velocità, i semafori, l’obbligo delle frecce e quant’altro, visto che tanto la maggiorparte dei guidatori non sembra in grado di applicare il Codice della Strada(continua…)

Saluto al 2008, buongiorno al 2009

auguri-2009Primo post del nuovo anno. E’ anche il 50° articolo pubblicato, per rimanere in tema di bilanci. Devo ammettere che il 2008 è stato un anno all’insegna del lavoro, dei contatti e delle soddisfazioni per un progetto questo giunto al suo secondo natale. Il blog non è stato attivato subito e per un certo periodo c’è stato anche qualche dubbio su come affrontare l’idea di creare un blog aziendale che non fosse solo un mezzo di feedback e di pubblicità, ma anche un modo per esprimere idee ed opinioni su un settore che (per fortuna) dimostra di essere vivo ed in continua crescita.

Nel 2008 Internet ed il mondo informatico si sono dedicati a vari argomenti che hanno creato accesi dibatti e polemiche, con novità alcune delle quali interessanti ed innovative che hanno (o stanno) cambiando l’uso degli strumenti informatici e telematici. Ovviamente le novità non si fermano alla tecnologia, ma, soprattutto a livello nazionale, si allargano al settore giuridico.

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Una tassa chiamata “abbonamento”

La notizia battuta recentemente da Punto Informatico è tratta da una serie di dichiarazioni del CDA della RAI che lanciano l’allarme per salvare i conti dell’aziena radio televisiva nazionale.

Dopo aver letto l’articolo, un po’ mi sono indignato. Le proposte che si offrono come soluzione al mancato entroito del canone sono principalmente due:

  1. Petruccioli & Co. propongono di abbinare il canone alla bolletta elettrica;
  2. l’ADUC che invece propone di far pagare il canone alle aziende detentrici di computer.

Ma che centrano elettricità e computer coll’abbonamento radio televisivo
In teoria nulla, ma in pratica, tutto: dipende infatto dalla reale natura del “canone” od “abbonamento”, come in realtà viene chiamato da alcuni anni.

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