Giornali on-line: gratis o a pagamento?

quotidiani-a-pagamentoIl mondo del giornalismo si sta domandando da mesi, ormai, quale sarà il proprio futuro, ora che Internet ha raggiunto una tale diffusione da essere un mezzo di comunicazione anche in quelle nazioni che fino a non molto tempo fa, erano praticamente escluse anche dalle statistiche d’uso e connettività.
Presa tra due fuochi in quasi tutto l’Occidente, la Carta Stampata si è vista sempre più ridurre il numero dei lettori a scapito della libera diffusione delle notizie sul web. Va detto che fin dagli albori della diffusione pubblica, l’informazione on-line ha sempre avuto un particolare punto debole nell’identificazione qualitativa delle fonti: di fatto la possibilità che chiunque potesse scrivere qualsiasi cosa, rendeva dubbie determinate notizie. Al giorno d’oggi però, questo problema sembra sempre più spesso superato dalla presenza on-line di nomi classici e blasonati del giornalismo e della divulgazione, che nella corsa all’aggiornamento non si sono voluti far sfuggire un’occasione di intaccare un nuovo mercato (anche se, a voler proprio essere sinceri, non sembrassero crederci troppo…).

Recentemente a far parlare di sé ci sono stati anche alcuni rappresentanti delle piccole e medie società pubblicitarie, che si sono viste decurtare parte dei loro entroiti dalla sempre più frequente scelta da parte della clientela di sistemi pubblicitari di advertising on-line, in primis Google AdSense/AdWords. In coda a queste preoccupazioni si sono riuniti tutti quegli editori cartacei che temono di non aumentare o di non generare abbastanza profitti: il dubbio è che regalare notizie non sia redditizio quanto venderle e che regalandole on-line non si riesca più a venderle su carta, con i relativi danni economici che s’ingenerano.

Il New York Times prova per la seconda volta la strada del pay per read: già nel 2005 aveva tentato proponendo sotto la dizione di “Times Select” una parte dei contenuti a pagamento, ma il progetto venne sospeso definitivamente nel 2007 per il poco successo ottenuto dall’operazione. (Continua a leggere…)

Internet e l’intasamento pubblicitario

spamRecentemente sul forum di Robin Good è iniziata una discussione avviata dall’autore di un sito di mini-vidiogiochi in flash: si chiedeva cosa si pensasse del sito e perché secondo noi il CTR fosse basso. Niente da eccepire sul progetto, anzi, ma quasi tutti noi che siamo intervenuti abbiamo subito notato qualcosa che in fin dei conti ci disturbava: un quantitativo impressionante di banner piazzati in maniera sicuramente molto visibile, ma tali da rendere praticamente nascosto il contenuto del sito stesso, cioè i giochi.

Il sito è graficamente accattivante, l’idea degli scaccia-pensieri è buona, ma quando lo visitavi (nel frattempo lo ha e lo sta cambiando) eri costretto a scrollare quasi mezzo schermo per vedere il contenuto che cercavi.

L’immagine che mi è venuta in mente è quella di Fantozzi che fa zapping in TV raggiungendo il record di “380 cambi di canale in 26 secondi netti!”(Continua a leggere…)

Carriarmati informatici a chi chiede utilitarie…

Immagine postata da Matthew90 sul forum di MitoclubE’ veramente tanto tempo che non scrivevo un articolo, ma giusto oggi mi è capitata una situazione con un cliente che mi ha dato da pensare.
Una delle prime cose che ho imparato del lavoro è che il proprio prodotto deve sempre essere conforme alle aspettative, ma anche al livello del cliente. Cercherò di spiegarmi meglio: credo che tutti concordiamo sul fatto che ciò che necessita al nostro macellaio di fiducia non è la stessa cosa che necessita ad una società di esportazione di pollami all’ingrosso. Entrambi trattano lo stesso articolo, pollame, ma in maniera differente e, soprattutto, ad un livello diverso. Questo non significa che il macellaio richieda prodotti di bassa qualità, ma sicuramente necessiterà di prodotti commisurati alla sua impresa ed al suo target, oltre che al proprio badget, che in linea di principio non è lo stesso di un grande industriale delle carni, ma quello di una piccola-media impresa ad interesse locale. E’ un principio semplice, che aiuta a fornire, vdavvero, prodotti pertinenti alla clientela. Ovviamente, come in tutte le cose nella vita, serve elasticità mentale nell’adattarsi alle richieste, ma se vendo celle frigorifere dovrei sapere che la commessa del macellaio non potrà mai essere in linea di massima identica a quella dell’industriale di polli, e quindi, va da sé, che è abbastanza ridicolo se il fornitore cerca di piazzare congelatori industriali per lo stoccaggio di milioni di polli ad un negozio di carni di 60 mq in centro-città. (Continua a leggere…)

La pecora nell’uovo

Il logo di Red TVInternet sta in qualche modo trasformando il mondo dei media in maniera del tutto radicale: dalla carta stampata alla TV passando per le radio ormai tutti i soggetti classici puntano al mezzo d’informazione telematico per rinnovarsi ed accrescere soprattutto il bacino d’utenza e la visibilità. Altre volte ho introdotto il discorso delle web TV, sia perché nel mio piccolo, insieme a degli amici ne gestisco una a livello strettamente locale, sia perché il fenomeno va al di là delle parole e dei limiti che spesso la TV ha, ed ha concettualmente introdotto. In fin dei conti le web TV si dividono in streming in diretta (le più costose ed onerose) e l’on-demand, cioè la pubblicazione di contenuti video che possono essere richiamati a piacimento in qualsiasi momento. Questa formula era la più diffusa e soddisfaceva soprattutto chi trasmetteva contenuti monotema, magari di argomento informatico o telematico (come ad esempio ICTv).

In questo panorama un capitolo a parte meritano quelle di argomento politico, spesso veri e propri organi di comunicazione partitica, che univano contemporaneamente vari vantaggi: la possibilità di esprimersi senza i limiti ed i vincoli delle TV via etere, sfruttare i vantaggi comunicativi di una diretta televisiva, ma con costi nettamente inferiori, raggiungere un bacino d’utenza nettamente superiore incrementando la diffusione del messaggio propagandistico.

I primissimi esperimenti che ricordo erano pressocché tutti di natura locale. Solo in seguito avvenne una svolta che ha saputo dare il La a progetti ben più complessi ed articolati come quello che ha scelto per simbolo una pecora rossa che esce dall’uovo: la Red TV. (Continua a leggere…)

Concerto del 1° Maggio: mamma mia che regia da brividi…

regia1Ieri, a casa di amici, ci siamo dedicati a guardare il Concerto del 1° Maggio, grande evento della primavera romana, sempre molto atteso da tanti. Di solito questo spettacolo raccoglie frotte di ragazzi da mezza Italia che s’accalcano in Piazza S. Giovanni, davanti l’omonima basilica fin dalla sera prima, perché è offerto gratuitamente e spesso si esibiscono grandi nomi della musica rock nazionale. E’ organizzato dai tre più importanti sindacati generali italiani (CGIL, CISL e UIL) fortemente politicizzato e generlmente gli artisti che vi partecipano hanno una chiara connotazione di sinistra e propongono brani così detti “impegnati” socialmente. Quest’anno forse la quest star è stata la meno connotata di tutte: Vasco Rossi.

Il “Blasco” Nazionale, non è che abbia mai fatto politica, anzi, e raramente le sue canzoni hanno nei testi poco più che richiami alla voglia di fare casino, sballarsi con alcool e droghe, oltre ad immancabili canzoni d’amore che spesso sono degli autentici osanna alle bellezze delle curve femminili.

Comunque, piaccia o meno l’evento in questione o gli artisti che vi si esibiscono, sta di fatto che è uno spettacolo importante e ci si aspetta francamente il massimo della qualità da esso, soprattutto nella parte tecnica. Invece, sebbene in giro si esalti la qualità del Concertone di quest’anno, la qualità dal punto di vista visivo è venuta decisamente a mancare.

Non mi azzardo nemmeno ad esprimere la benché minima opinione sui musicisti e sui cantanti (l’ho lasciato fare tutto il tempo ai miei amici che sono tecnici del suono professionisti), o sulla sequela dei ritardi dati da “problemi tecnici”: ad un certo punto Sergio Castellitto, presentatore dell’evento, è salito sul palco senza microfono e un paio di volte gli strumenti non erano esattamente accordati, ma vabbé, stiamo parlando di uno spettacolo che vedeva alternarsi gruppi musicali uno dietro l’altro, ognuno col suo stile, col suo genere. No, non sono in grado di muovere critiche su qualcosa che non sono pienamente in grado di capire.

Ma caspita sulla grafica e sulle riprese qualche sassolino me lo voglio levare! (Continua a leggere…)

Riviste di grafica in Italia: la confusione tra uso del software e design

Mi capita spesso di parlare con persone che credono che il graphic design nel suo complesso sia di fatto la capacità di saper usare Photoshop e realizzare quindi qualcosa con questo software: nell’immaginario collettivo “un grafico” è un tizio per cui il famoso editor raster di Adobe non ha alcun segreto. Sempre più spesso mi capita d’incontrare persone incredule quando gli dico che il mestiere del designer pubblicitario o del desktop designer esisteva parecchio tempo prima della nascita del primo transistor.

Parliamoci chiaro: oggi l’uso di applicativi software è fondamentale per essere produttivi e competitivi e su questo dubbi non ce ne devono essere, ma si può essere dei designer (ed è auspicabile che sia sempre così) con un foglio di carta bianco ed una matita.

La confusione è che quest’attività è una sorta di “manovalanza” o di routine informatica, quando di fatto è una professione incentrata sulle idee e sulla capacità di rappresentarle.

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Scrivere in un Italiano corretto

tricolore-motorinoIn rete è abbastanza facile imbattersi in consigli su come diventare blogger di successo: nella maggior parte dei casi si leggono consigli raccolti da guide ed articoli scritti da alcuni nomi di maggior successo del mondo della consulenza aziendale sia in ambito pubblicistico che commerciale. Le guide peggiori verteranno su alcune “parole d’ordine” come qualità, contenuti e qualità dei contenuti senza stare a specificare molto l’argomento; le guide migliori porranno invece l’accento su un altro argomento: fate attenzione a quello che scrivete ed a come lo scrivete.

Il succo del discorso è che un testo in un buon italiano avrà maggiori possibilità di emergere rispetto ad uno scritto male con errori grammaticali e sintattici, con ripetizioni e cacofonie oppure con un parodiare prolisso ed involuto che impedisce la lettura.

A voler essere sinceri esistono delle figure professionali che si occupano proprio di questo tipo di problemi ed è il curatore di bozze (in editoria) oppure il web writer (in telematica): quest’ultimo è da considerarsi a tutti gli effetti un esperto nella formattazione e presentazione dei contenuti, a differenza del primo che in definitiva è un supervisore di testi.

Quando si scrive un pezzo per il proprio blog che cosa bisogna fare per avere una certa sicurezza di non aver fatto degli “strafalcioni”?
Bella domanda… Personalmente ho fatto una ricerca di strumenti che fossero utili da integrare a quelli già a disposizione di chiunque possieda un computer.

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Sua Santità Broadcast

Il canale YouTube del Vaticano - Immagine di sfondo del canale broadcastAnni fa, quando pubblicarono il sito istituzionale del Vaticano, in molti notarono subito la grande qualità del progetto, sia a livello visivo, con una grafica molto ben realizzata dai toni avorio e oro, molto elegante, con una grande cura dei dettagli e con una scelta di effetti su trasparenze e con texture ad imitazione della carta pergamena (ma senza quella sensazione di pacchiano che spesso si vede in questo tipo di fondalini), sia dal punto di vista dei contenuti che mischiano religione, storia ed informazione.

Vatican.va era, ed è, un ottimo esempio di come Internet possa rendere accessibili e comunicative, con nuovi mezzi e strumenti, anche istituzioni che apparentemente sono legate ad antichissime tradizioni. La Chiesa è da sempre una grande fautrice dei mas-media, fin da quando Pio XII si fece riprendere per la prima volta in un cinegiornale: il motivo è, da cercare nel potere secolare del Vaticano, ormai perso. La comunicazione è diventata la sua primaria fonte di contatto con le masse, unico modo per divulgare globalmente idee ed opinioni.

La Chiesa di oggi, insomma usa Internet e la usa bene, a differenza delle istituzioni italiane che dovrebbero imparare a farlo meglio.

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Obama: keyword vincente

barack-obamaIl nuovo presidente degli Stati Uniti d’America è al centro dell’attenzione mondiale da mesi, sia per il fatto storico di essere il primo afroamericano che siede alla Casa Bianca, sia per le grandi aspettative che si hanno nel nuovo governo Democratico dopo dicei anni di Repubblicani contraddistinti da guerre, lutti, licenziamenti e tracolli finanziari. Di certo si parlerà veramente a lungo di Barack Obama e la sua pagina di storia se l’è già aggiudicata per il solo fatto di aver vinto queste elezioni.

Il post non è di politica, bensì di SEO: anzi a dir meglio di Keywords Position. Neanche a farlo a posta su WebNews è comparsa proprio una notizia analoga su Obama e Berlusconi: i due personaggi della politica internazionale e di casa nostra “spopolano” tra i blogger che ne parlano in continuazione. L’esperienza che posso portare è che un blog che seguo molto ha da poco scritto un articolo sul prossimo G8 che si terrà su una nave, ed ha mostrato alcune foto della suite che sarà occupata dal neo eletto presidente Obama. (Continua a leggere…)

L’italiano: lingua sconosciuta?

grammaticaRilegendo l’ultimo post che ho scritto ad apertura del 2009, mi sono ricordato che in esso non ho parlato di una polemica molto importante di casa nostra. Si tratta di un argomento che in realtà è passato un po’ in sordina e che, secondo me, meriterebbe non solo più spazio, ma soprattutto è molto più scioccante nelle sue conclusioni rispetto a questioni economiche come quelle di Italia.it: si tratta della proposta di cambiare le regole della lingua italiana ufficiale abolendo il congiuntivo, il condizionale ed il gerundio.

Dal mio punto di vista, la proposta rasenta l’assurdità ed è un intaccamento di uno dei fondamenti della cultura: la lingua.

In buona sostanza il messaggio di fondo è che siccome la media degli italiani è incapace di usare congiuntivi, condizionali e gerundi è inutile tenerli nella nostra grammatica ufficiale e vanno aboliti inquanto è inutile tenere delle regole che nessuno è materialmente in grado di applicare.

Mi viene in mente che circolando per le nostre strade si dovrebbero, a questo punto, eliminare i limiti di velocità, i semafori, l’obbligo delle frecce e quant’altro, visto che tanto la maggiorparte dei guidatori non sembra in grado di applicare il Codice della Strada(Continua a leggere…)