Open Source: filosofia spiccia o modello imprenditoriale?

In un recente articolo apparso su Punto Informatico è stato presentata una ricerca effettuata dal TeDis in cui si dichiarava che il modello Open Source dimostrava di essere economicamente valido e maturo per progetti imprenditoriali anche in Italia.

L’articolo ha ottenuto sul quotidiano d’informazione on-line una sequela di commenti molti dei quali decisamente lontani dai temi trattati e nella maggior parte dei casi identificativi dell’ignoranza diffusa su una realtà di mercato esistente ormai da molti anni quasi quanto l’articolo stesso.

Il pezzo in se, mi dispiace scriverlo, ma da addito più che altro a critiche, non per il contenuto, ma per il modo semplicistico e riduttivo di proporlo: sembra quasi che nel nostro Paese solo adesso il modello Open Source abbiadato un qualche frutto, quando invece, da anni intere aziende sono entrate a far parte di ciò che rende questo approccio alla distribuzione ed al lavoro collaborativo un cardine economico dell’informatica moderna: l’indotto.

I commenti, in linea con un giornale on-line di massa, sono più che altro molto poco tecnici e molto poco scritti da chi nel settore ci lavora e che conosce certe realtà (dimostrazione che non è vero che Internet è usata principalmente per lavoro e che l’utenza domestica ha più voce di quella professionale). (continua…)

Scrivere in un Italiano corretto

tricolore-motorinoIn rete è abbastanza facile imbattersi in consigli su come diventare blogger di successo: nella maggior parte dei casi si leggono consigli raccolti da guide ed articoli scritti da alcuni nomi di maggior successo del mondo della consulenza aziendale sia in ambito pubblicistico che commerciale. Le guide peggiori verteranno su alcune “parole d’ordine” come qualità, contenuti e qualità dei contenuti senza stare a specificare molto l’argomento; le guide migliori porranno invece l’accento su un altro argomento: fate attenzione a quello che scrivete ed a come lo scrivete.

Il succo del discorso è che un testo in un buon italiano avrà maggiori possibilità di emergere rispetto ad uno scritto male con errori grammaticali e sintattici, con ripetizioni e cacofonie oppure con un parodiare prolisso ed involuto che impedisce la lettura.

A voler essere sinceri esistono delle figure professionali che si occupano proprio di questo tipo di problemi ed è il curatore di bozze (in editoria) oppure il web writer (in telematica): quest’ultimo è da considerarsi a tutti gli effetti un esperto nella formattazione e presentazione dei contenuti, a differenza del primo che in definitiva è un supervisore di testi.

Quando si scrive un pezzo per il proprio blog che cosa bisogna fare per avere una certa sicurezza di non aver fatto degli “strafalcioni”?
Bella domanda… Personalmente ho fatto una ricerca di strumenti che fossero utili da integrare a quelli già a disposizione di chiunque possieda un computer.

(continua…)