TG nei siti internet: un boom quasi annunciato

imactvOramai non c’è sito web che non pubblichi almeno un video tratto da YouTube o da un qualche altro servizio di upload/streaming: che si tratti di un filmato amatoriale o di uno scampolo televisivo, oppure di materiale promozionale, i contenuti video sono diventati un must necessario per qualificare il proprio prodotto editoriale on-line come moderno ed innovativo.

La tendenza è in crescita ed ormai si sviluppa da parecchio tempo: probabilmente da almeno due anni.

Quello però che sta prendendo maggior piede tra i vari contenuti è il telegiornale, soprattutto se di argomenti informatici. In molti casi si tratta prevalentemente di una specie di thread video podcast che tratta un argomento specifico della durata di pochi minuti oppure una rosa di notizie riguardanti un argomento comune, più che di un vero TG, ma questi filmati vengono seriamente proposti come notiziari in piena regola dove di solito un computo professionista dell’hi-tech in giacca e gravatta c’informa delle ultime indiscrezioni o comunicati stampa ufficiali raccolti tramite il feed reader aziendale.

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Una tassa chiamata “abbonamento”

La notizia battuta recentemente da Punto Informatico è tratta da una serie di dichiarazioni del CDA della RAI che lanciano l’allarme per salvare i conti dell’aziena radio televisiva nazionale.

Dopo aver letto l’articolo, un po’ mi sono indignato. Le proposte che si offrono come soluzione al mancato entroito del canone sono principalmente due:

  1. Petruccioli & Co. propongono di abbinare il canone alla bolletta elettrica;
  2. l’ADUC che invece propone di far pagare il canone alle aziende detentrici di computer.

Ma che centrano elettricità e computer coll’abbonamento radio televisivo
In teoria nulla, ma in pratica, tutto: dipende infatto dalla reale natura del “canone” od “abbonamento”, come in realtà viene chiamato da alcuni anni.

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Un mailing furbacchione

Giusto l’altro giorno mi è arrivata una pubblicità dell’ENEL nella cassetta delle lettere.
Nulla di strano, se non per il fatto che l’utenza di casa non è intestata a me, ma ad un’altra persona
Di analisi da fare su una cosa in teoria normalissima ce ne sarebbero parecchie: diciamo che possiamo in qualche modo limitarci a tre semplici analisi:

  1. Scelta del packaging
  2. Indirizzo del mailing
  3. Destinatario del messaggio

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