Il primo Linux non si scorda mai

Che un designer si accosti a Linux, qualcuno lo trova strano, ma non solo non lo è, ma è comunque auspicabile che almeno una piccola prova la faccia per capire meglio come gira il mondo o perlomeno come gira l’altra metà del mondo informatico (che è in realtà un po’ più popolata di questa mia metà).

Anni fà, quindi anch’io mi sono accostato a Tux ed alle sue distro (così vengono chiamati i vari sistemi operativi basati sul kernel di Linus Torvalds): a farmi conoscere il pinguino fu un amico che mi mostro i dischi originali di Mandrake e me li prestò per installarli su uno dei miei PC. Stiamo parlando di qualcosa avvenuto ben 7 anni fa (ed in termini informatici è come parlare del dopoguerra). Ovviamente, abituato a Windows ed a Mac OS, fin dall’installazione qualche trauma ci fu.

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L’Araba Fenice del web: chi non muore si rivede.

Corsi e ricorsi storici ci portano avvolte a rispolverare argomenti che si ritenevano ormai chiusi. E’ il caso del più brutto esempio di sito internet istituzionale che il nostro paese abbia mai sfornato: italia.it.
Neanche gli altri siti governativi nazionali brillano per qualità, leggibilità e contenuti e se per caso trovate sul web siti ricchi d’informazioni, ben impaginati ed utili, state pur certi che i loro domini finiscono per .ch e non per .it.

Il governo ha assegnato, come sottosegretario, a Michela Vittoria Brambilla il compito di rimettere mano al famigerato portale.

Ovviamente gli osservatori storici della vicenda, già ne preannunciano il fallimento e ne prevedono peste e corna, ma forse più che per analisi è per mancanza di stima in tutto ciò che viene dall’Italia sull’argomento (dubbito che se ci fosse stato un altro governo od un’altra persona avrebbero espresso giudizi meno critici).

Fatto sta che la Brambilla (ormai per antonomasia) delle cose condivisibili e delle idee chiare sembra averle ed averle dette in un intervento del 22 luglio in Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati.

Su internet il punto che è stato meglio focalizzato è la decisione di usare il dominio riservato italia.info per essere il linea con altre scelte analoghe approntate da alcuni stati europei nel corso degli ultimi mesi. Francamente (e il fatto che il cambio di nome è stato praticamente strappato con le pinze dalla bocca della Brambilla fa capire la reale importanza della cosa per il sottosegretario) questo è forse l’argomento meno importante: in Italia si da molta importanza ai nomi delle cose e spesso li si cambia, non per aggiungere qualcosa, ma per far capire che si da maggiore attenzione a questo o quell’argomento o categoria (è il caso di bidelli, netturbini e donne di servizio che hanno tutti quadagnato l’ambito titolo di “operatori”, ma la cui sostanza poi non è affatto cambiata, anzi). Il cambio del nome non è esattamente il simbolo del cambiamento, ma una mera scelta di marketing che si concretizza in pochi punti: (continua…)

Le ricette non sono più quelle di una volta…

Nella mia famiglia sono stato abituato che in ogni cucina (nonne, zie, parenti, mamma) era sempre presente una copia del ricettario di cucina scritto dal fomoso cuoco Luigi Carnacina ed una del mitico Pellegrino Artusi.

Si tratta di due immensi manuali di cucina che spiegano tutto a cominciare dalle basi, compreso come maneggiare ed impastare, affettare e pulire e come far riposare, bollire, intiepidire e quant’altro per chi non ha mai in vita propria acceso un fornello o visto da lontano una padella.

Cosa centra questo col titolo?
Questa mattina m’è caduto l’occhio sulla guida TV, e proprio sulla rubrica delle ricette di cucina. Belle ricette ed apparentemente facili da realizzare, quasi tutte a base di carciofo. L’unica nota che ho trovato un po’ stonata era che all’interno della preparazione era specificato di dover levare il fieno e le foglie esterne dalla testa del carciofo. A me sarebbe bastato avessero scritto di pulire il carciofo (e già ci sarei rimasto male, perché un carciofo non pulito non lo avrei neanche mangiato). Stesse raccomandazioni per quanto riguarda cipollotti e funghi: di quest’ultimi raccomandava di togliere la terra dal gambo! (continua…)

Levi-Prodi: come ti giustifico una censura

Alcuni mesi fa pubblicai un articolo sulla proposta di legge Levi-Prodi in merito alla possibilità di obbligare gli autori dei blog italiani ad iscriversi gratuitamente al pubblico registro degli editori di stampa.

Al’epoca la proposta del DLL fece un tale clamore ed un tale scandalo da spingere, apparentemente alla sospensione del’iter parlamentare. E’ di alcuni giorni fa la notizia che il giurista Daniele Minotti ha fatto notare come semplicemente la proposta dell’On. Levi sia stata sospesa per modifiche e che proprio in questi giorni dovrebbe essere riproposta con dei rimaneggiamenti rispetto al testo precedente.

Il succo delle correzioni dell’On. Levi sono che ha lasciato una più ampia possibilità d’interpretazione al giudice, pratica ormai ampiamente diffusa dai legislatori italiani nel corso degli ultimi anni: a sofrirne sono più o meno tutte le leggi promulgate dagli ultimi tre governi, di destra e di sinistra. (continua…)

Steve Ballmer ed il logorio ai fianchi

Steve BallmerNon sono un patito di sport, ma quello che sta svolgendo ultimamente il nuovo CEO di Microsoft è a tutti gli effetti una tecnica sportiva di logoramento ai fianchi di uno dei suoi concorrenti: Apple. In maniera molto napoleonica, da stratega militare, Steve Ballmar dosa bastone e carota contro il suo omonimo Steve Jobs, prima criticando il suo adorato iPhone, poi coccolandone le scelte OpenSource per il motore di web rendering WebKit.

Ma chi è Steve A. Ballmer? Secondo Wikipedia è un ex dipendente di Redmond che si è arrichito con le azioni della sua stessa azienda fino a ricoprirne il posto che fu del fondatore Bill Gates (ufficialmente in pensione da alcuni mesi). A Gates, dunque questo calvo signore di mezza età, rubicondo e giulivo, ma dall’appeal quasi forece da squalo della finanza, deve essere sembrato un buon successore al trono, probabilmente per le doti d’intraprendenza e l’intelligenza. (continua…)

Bisnonno e trisnipote: c’è chi va e c’è chi viene…

In questi giorni da parte della Microsft sono pervenute notizie interessanti e forse un po’ curiose.
Dopo 18 anni dal suo debutto è stato definitivamente abbandonato il supporto a Windows 3.x. La notizia ha alsciato qualcuno perplesso perché si riteneva che da 2001 più nessuno facesse uso di un’interfaccia a DOS così vecchia ed obsoleta. E’ emerso invece che ad impiegarla assiduamente erano proprio grandi aziende come Virgin ed Quantas: ne veniva fatto un uso forse minore, ma è significativo di un comportamento che è sempre stato nettamente diverso tra i settori commerciali ed industriali e quelli consumeristici nel panorama informatico. Paradossalmente i primi, che spesso sviluppano nuove tecnologie, si tengono stretti ambienti e flussi di lavoro che l’utenza domestica bolla come superati ed inutili.

La storia di Windows 3.11 negli ultimi 7 anni dovrebbe far capire che l’obsolescienza di un software non avviene per forza di cose in virtù dell’uscita di una nuova release.

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