Hardware: la realtà che raggiunge e supera la fantasia. Interfacce umane nei romanzi

Recentemente sto rileggendo un classico della fantascienza, Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, un romanzo divertentissimo, ricco più di humlr britannico che di scienza, che fa del surreale (forse sarebbe meglio dell’irrazionale) il proprio inequivocabile biglietto da visita.

Venne pubblicato nel 1979 e quindi il massimo dell’esperienza informatica erano gli elaboratori a nastro magnetico e qualche computer a transistor. Come dicono proprio le prime pagine, gli uomini si stupivano degli orologi digitali da polso considerandoli una buona invenzione (e sarebbero rimasti sconvolti dal Personal Computer e dal Macintosh, appena pochi anni più tardi).

Eppure in questo libro c’è qualcosa di assolutamente incredibile: viene anticipata una interfaccia umana per la gestione di un apparecchio radio. La descrizione che ne fa Adams è inequivocabile: quello descritto è proprio un Microsoft Kinect e poco prima viene anche descritta un’interfaccia simile ad un contemporaneo touch screen!

La radio era abbastanza difficile da manovrare. Per anni le radio erano state sintonizzate premendo bottoni e girando manopole; poi quando la tecnologia si era perfezionata, i comandi erano diventati sensibili al tocco. Bastava sfiorare i pannelli con le dita ed era fatta. Adesso, addirittura, ci si limitava ad agitare la mano in direzione dei componenti: e si sperava. Naturalmente questo faceva sì che si risparmiassero molto i muscoli, ma costringenva anche a stare spasmodicamente immobili, se si voleva mantenere la radio sintonizzata su un certo programma.
(Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti. Anno 2011 – Rist. 28 – Ed. Mondadori – p. 100)

Il pezzo è bellissimo, non tanto per l’idea che un autore inglese, nel 1979, immaginasse un simile strumento (e ne cogliesse immediatamente un terrificante e scomodissimo difetto…), quanto per l’incredibile meraviglie che trent’anni dopo, quanto da lui descritto è divenuto realtà. (Continua a leggere…)

Web Marketing: audio e musica in automatico nei siti Internet. Pratica deprecabile.

Non sentoRecentemente mi capita sempre più spesso di imbattermi in qualcosa che credevo ormai assodato da tempo essere un errore, anche grave, di progettazione web: l’audio in automatico nelle pagine dei siti internet o nei banner.

Negli anni ’90 e nei primi anni 2000 era relativamente facile imbattersi nel sito internet col sottofondo musicale, oppure nel banner con la frase recitata, ma al pari dei banner nelle cromless o nelle pop-up che occupavano l’intera pagina, i risultati erano spesso disastrosi a livello di statistiche: non era raro che il visitatore occasionale, non riusciendo o non volendo cercare i comandi per disattivare la musica, semplicemente abbandonava la pagina che stava leggendo. Nessun contenuto, per quanto di qualità, giustificava il fastidio di ritrovarsi con una musica non voluta a tutto volume che sovrastava quella che stavate ascoltando o, peggio, nessuno voleva visitare un sito di notte domandandosi se aveva o meno spento le casse e se un banner avrebbe svegliato o meno l’intera famiglia per un gingle idiota, magari anche mal realizzato. (Continua a leggere…)

Web Marketing: la saturazione pubblicitaria come mezzo per allontanare visitatori

Navigare su Internet è ormai una cosa comune e lo fanno veramente in tanti anche in Italia, ma a causa di una crescita a singhiozzo della Rete nel nostro paese e nell’abitudine a cercare di adattare vecchi concetti a nuovi strumenti, da molti mesi si vede sempre di più il tentativo di applicare a questo media le regole che per anni hanno imperversato su giornali, radio e TV.


Soprattutto i grandi vendor sembrano affogare nel classico bicchiere d’acqua cercando di “ottimizzare” i guadagni saturando le proprie pagine web di banner spesso invasivi, di finestre pop-up che si pongono in secondo piano, di refresh di pagine per caricare nuovi banner o di richieste di chips per accedere a contenuti standard.

Capisaldi storici di questo modo obsoleto di fare Internet sono testate come La Repubblica e L’Espresso oppure come HTML.it. Anche YouTube non scherza, ma in maniera più subdola, lasciando libero arbitrio agli editori di porre spot prima dei video o di fare in modo che i banner laterali effettuino un refresh del video al loro download o con la banale sovrapposizione di un semplice mini-banner sopra il player durante la riproduzione. (Continua a leggere…)

Report e la puntata sul Web. Le critiche sono sinceramente esagerate…

Settimana scorsa leggevo con lo smartphone le ultime notizie prima di andare a dormire e mi è caduto l’occhio su una news pubblicata sull’Unità: http://www.unita.it/italia/report-gabanelli-scivola-sulla-rete-ma-i-fan-la-bocciano-i-di-m-loy-i-1.281839.
Potete leggere da voi i commenti all’articolo e farvi un’idea della questione: il reportage “Il prodotto sei tu” trasmesso domenica da Report non è piaciuto a molti che l’hanno trovato superficiale, inutilmente allarmistico e formalmente sbagliato.
Prima di farmi un’idea me lo sono andato a vedere. Potete farlo anche voi tramite internet al seguente indirizzo: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ed4f0f64-d321-4f26-812e-b539b130b93c.html.

Uso Internet dal 1997 e ne ho vista l’evoluzione e tutti i vari servizi che su essa si sono basati: ho visto aziende nascere negli scantinati, diventare leader di settore, arricchire i loro creatori e finire assorbite per pochi spiccioli da aziende più piccole o più grosse o finire semplicemente chiuse per fallimento. Pochi ricordano portali come Netscape (o browser come Netscape Navigator) o motori di ricerca come Altavista o un’azienda di software Oracle specializzata in videogiochi, assorbita da Atari, ma che all’epoca era considerata un colosso. Oggi pochi ricordano Macromedia e sembrano archeologia i computer IBM (e pensare che un tempo il mondo era costituito da computer “compatibili” o “non compatibili” con quelli della IBM…). (Continua a leggere…)

Il filtro degli accessi FTP di Aruba

Tra i vari operatori di hosting con cui mi capita di lavorare, forse quello con cui inevitabilmente la maggior parte dei Web Master ha a che fare è Aruba.

Aruba è un’azienda che opera sia in Italia che all’estero e che, per via di una consolidata e pluriennale presenza nel settore ed alle campagne pubblicitarie in TV, è ormai nota anche ai neofiti del Web per essere appunto un Hosting Provider.

Difficilmente quando si subentra nell’amministrazione tecnica di un sito, non si scopre che chi ci ha preceduto ha fornito un servizio di hosting condiviso su server Windows presso la farm di Aruba. (Continua a leggere…)

Ritornare online dopo tanto tempo

Dopo mesi tornare a scrivere su un blog è un po’ complesso, va ammesso.
Se le buone intenzioni sono quelle di scrivere costantemente su uno spazio, alla fine ci si scontra con la necessità della vita di dedicarsi anche ad altro. Il risultato è ovvio: il blog rimane poco letto perché non aggiornato e quindi bisognerà dedicare molto tempo per veder ritornare i vecchi lettori e guadagnarne qualcun’altro.

Si potrebbe leggere qualche guida, oppure affidarsi a qualche guru o superesperto.

Invece mi limiterò a scrivere questo semplice post di poche righe. Alla fine mi sono reso conto che l’importante è scrivere, solo di argomenti che si conoscono o di cui si pensa di essere capaci a dare un’opinione sensata e costruttiva. Al resto penseranno i feed e gli aggregatori, oppure i tanto osannati social network, il cui funzionamento ad uso professionale è sempre più studiato, analizzato e relegato agli scopi di fidelizzazione.

Facebook non ti fa avere nuovi visitatori, ma semplifica la vita ai vecchi e permette di divertirli o di fargli accedere ai contenuti con uno strumento ormai noto.

Tweeter è già qualcosa di diverso. Si ottengono conversioni interessanti da quella manciata di caratteri a disposizione, sebbene come sistema di URL amichevoli lasci un po’ a desiderare: molto meglio servizi storici come TinyURL o il nuovo servizio di Google URL Shortener.

Ed i guru? Lasciamoli in India. Quelli veramente bravi si riconoscono dal saper indicare anche cosa non può funzionare. Quelli che garantiscono i miracoli con l’e-book da 100 euro ci stanno in realtà vendendo il Colosseo.

RAI: nuovo logo. Addio alla “farfallina”…

Solo poco tempo fa la RAI aveva sostituito i tipici loghi dei tre canali con la curiosa “farfallina”: un marchio che, quando venne reso pubblico, fece discutere. La farfalla era costituita da due profili di un volto contrapposti: il significato che veniva dato, parlava di rapporto con il pubblico e di un brand disegnato intorno ad esso. L’idea nasceva in un periodo in cui si discuteva parecchio sul Servizio Pubblico e del fantomatico “Canone” e si penso di ridisegnare il rapporto che l’Azienda aveva con l’utenza cercando di creare un rapporto di fidelizzazione che passava attraverso un ammodernamento del marchio, caratterizzato e personalizzato, e nuovi servizi, soprattutto dal punto di vista telematico e multimediale, oltre ad un rinnovo degli studi televisivi e delle sigle dei telegiornali (soprattutto del TG1 e di TV7, entrambi con risultati discutibili).

E’ da lunedì che la fase “farfallina” è sparita: nasce una nuova era, francamente molto più impersonale e che in qualche modo torna all’idea di identificare i canali singolarmente con i tipici tre colori, a cui, con la nascita del canale RAI4 si affianca un altro. (Continua a leggere…)

Tecniche di marketing on-line: errori di comunicazione

Nella giornata in cui viene finalmente reso pubblico il testo integrale della sentenza di tribunale che condanna tre dirigenti di Google Italia a 6 mesi di reclusione per violazione della privacy, vengo raggiunto per l’ennesima volta in tre anni da un’e-mail molesta che credevo di essermi lasciato definitivamente alle spalle mesi fa: nasce spontaneo chiedersi se chi cerca di trarre profitto dalla rete, ragioni sull’impatto che le proprie azioni hanno sulla propria immagine pubblica.

Non mi dilungo sulla sentenza, rimandandovi invece all’ottimo articolo dell’Avv. Guido Scorza pubblicato sul suo sito e alla lettura delle 111 pagine della sentenza: ve la semplifico nel più rapido dei modi. Per il Giudice i dirigenti italiani erano tenuti a fare in modo che le disposizioni previste dalla normativa sulla privacy di cui alla L. 196/2003 dovessero essere maggiormente visibili e comprensibili agli utenti del sito Google Video, anche se il Giudice non ritiene che questo avrebbe potuto impedire l’atto di caricamento del video e la diffamazione che da esso si è ingenerata. In somma i tre sono stati condannati perché non si sono prodigati a far sapere ad una ragazzina di 12 anni che pubblicare il video con un pestaggio ai danni del compagno disabile era un reato. (Continua a leggere…)

Creare template per CMS: le difficoltà del web designer sui più diffusi prodotti commerciali ed Open Source

Come quasi tutti i web designer mi è capitato molto spesso di avere a che fare con famosi e diffusissimi CMS, da Joomla a WordPress, da PHPNuke a Movable Type. L’incontro con questi prodotti è sempre più frequente: sono facili da trovare ed orami anche molto semplici da installare ed usare. Traduzioni in italiano non è difficile individuarne, anche per quelli più misconosciuti e strani. Con o senza database, scritti in PHP, ASP, Perl, Ruby o quant’altro. Portali, blog, forum, e-commerce e gestionali.

L’aspetto che li distingue non è solo nel tipo di contenuto gestito o nel modo di gestirlo, ma soprattutto nell’amministrare la grafica e nelle reali possibilità di personalizzazione. Possono essere divisi in CMS con motore grafico o senza, con template integro o splittato, con stili in linea od esterni.
E’ opinione molto diffusa che per cambiare la veste grafica ad un sito web sia sufficiente sostituire qua e là qualche file d’immagine come il logo aziendale oppure un fondalino e poi con un paio di ritocchi ai CSS cambiare il colore ai bordi delle tabelle ed ai testi.
E se volessimo qualcosa di diverso? Impostare la sola homepage a quattro colonne e non a due o tre? Oppure avere un template liquido, cioè table-less? E se dovessimo adattare il blog alla Legge Stanca?

Quali sono le caratteristiche che li distinguono e che si dovrebbero analizzare e conoscere? (Continua a leggere…)

ULTRA Studio Blogs: un anno di bilanci e gli auguri per il 2010

Un altro anno si avvicina alla sua conclusione ed uno nuovo, il 2010 sta arrivando. Il 12 gennaio ULTRA Studio spegnerà 3 candeline: non sono tante, forse sono ancora poche, ma in una nazione in cui raramente le P.M.I. sopravvivono al loro secondo anno di attività, possiamo dire che abbiamo raggiunto un primo traguardo (perché la vita di traguardi non ne ha uno solo, ma tanti, diversi fra loro, tutti da porsi e da raggiungere se si vuole appunto vivere).

Una delle prime cose da sottolineare è che la famiglia di blog si è un po’ allargata: oltre a questo spazio, ULTRA Studio corporate blog, si sono affiancati sia il sito di CheckBank 1.5 che un piccolo esperimento di collaborazione tra Claudio Lippi, titolare della ditta, Marista Urru, opinionista e blogger, e Francesca Lippi, comunicatrice ed addetto stampa professionista: è nato così Er Mozzichetto, volutamente non appoggiato all’interno del nostro portale aziendale e che non tratta affatto di argomenti tecnici o bancari. (Continua a leggere…)